Le App vanno alla guerra

38

Fin da quando la Apple lanciò l’Iphone nel 2007, la gran paese degli utenti si sono messi letteralmente in coda   per aver e dei telefoni che sembrano, e sono, computer da tasca con un accesso a internet e del software dedicato. Il fenomeno si è talmente diffuso che, iniziando dagli Usa, il mondo militare ci voglia entrare.

Negli Usa, la Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), cioè il braccio scientifico della Difesa statunitense, che contribuì allo sviluppo della rete Internet, ha dato vita ad un programma di ricerca dal nome Transformative Apps, in cui sono state sviluppate una dozzina di di applicazioni per smartphone, che sono in valutazione facendole girare su un differenti apparecchi.

Oltre che mappare la zona, queste app possono, ad esempio, riconoscere armi e esplosivi ed essere di supporto nella fase di lancio e “navigazione” dei paracadutisti.

Inoltre Darpa ha dato vita a tre programmi con lo scopo di creare e gestire reti wireless sia con parner commerciali tradizionali (Bae System, Plc e saic) sia con start up del settore che con istituì accademici con e la Carnegie Mellon Academy e la George Mason University.

L’idea centrale di questo nuovo progetto e di creare un network wireless militare e usarlo per connettere, ad esempio, i droni e altri strumenti audio-video utili con gli smartphone degli operatori sul campo di battaglia. In questi progetti, Darpa sta spendendo circa 50 milioni di dollari per l’anno fiscale 2012 su questi progetti (bazzecole se li compariamo con il budget Darpa di quasi 3 miliardi di dollari e con l’intero bilancio della Difesa Usa). L’intento è di costruire dei prototipi che posano essere “trasferiti” sui campi di battaglia il più presto possibile ed essere maneggiati da centinaia di migliaia di soldati Usa impiegati in diversi fronti. Le prime App sono state testate in Afghanistan nella primavera del 2011. Oltre mille soldati, in quel teatro, oggi usano questa tecnologia in continua evoluzione grazie alle richieste e alle evoluzioni dei sistemi testati.

Secondo gli scienziati Darpa le capacità comunicative commerciali hanno superato quelle militari alla fine degli anni Novanta; la sfida che intendono affrontare è convertire la tecnologia “civile” in quella militare vistoche i soldati si trovano ad operare in ambienti ostili, spesso con difficoltà di comunicazione e prive di infrastrutture tradizionali. Altra sfida è quella di rendere questa tecnologia sicura da eventuali attacchi cyber. Per questo, fin dall’inizio dei test sul campo, ingegneri Dsarpa sono stati inquadrati nelle pattuglie. La fase di debriefing operativo prevedeva anche l’esposizione di eventuali malfunzi0onalmeti delle App così da eliminarle nel volgere di breve tempo. Da questi debriefing, addirittura, sono nate dele nuove App comde la WhoDat che consente ai soldati di fare fotografie, annotarle fare dei collegamenti virtuali e collezionare intelligence in una maniera più semplice; oppure come la Transheat, che permette di seguire le tracce dei soldati con un Gps cjhe legge il “calore”, incorporato. I sentieri o le strade trafficate vengono colorati in arancione o in rosso avvertendo i soldati di camminare strada per evitare agguati. Il programma è però ancora in fase sperimentale: gli smartphone non sono connessi ala rete militare, così i soldati devono portare ancora le radio; troppe impostazioni devo essere ancora customizzate e le batterie durano solo un giro al massimo, così occorre portarne sempre una di ricambio, proprio come accade per i nostri smartphone “civili”.