La “guerra” elettorale georgiana

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A circa 40 giorni dalle elezioni presidenziali in Georgia non ha fine la controversia scoppiata durante la campagna elettorale del paese tra il leader del partito Georgian Dream, Bidzina Ivanishvili , ed il governo georgiano.

L’ultimo atto della continua disputa tra Ivanishvili ed il governo georgiano è stato sancito dalla richiesta da parte del leader di Georgian Dream di procedere con un arbitrato presso l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID) a causa della possibile violazione da parte della Georgia del trattato di protezione degli investimenti bilaterali firmato con la Francia nel 1997.
Tale richiesta giunge dopo la sentenza della Corte di Appello georgiana del 14 agosto 2012 che ha imposto un ulteriore pagamento della somma di 12.3 milioni di dollari a Bidzina Ivanishvili, leader di Georgian Dream, e quella di 10.3 milioni di dollari ai danni dell’ex calciatore Kakhaber Kaladze, attuale membro del suo partito nonché candidato principale in Samtredia.

L’accuse rivolte da Ivanishvili al governo georgiano riguardano il sospetto trattamento illegale dei suoi investimenti nelle banche JSC Cartu Bank e JSC Progress Bank ed i danni provocati dalle continue multe imposte alle sue attività e al suo partito per un totale circa di 148 milioni di dollari. Gli articoli che la Georgia non avrebbe rispettato, come si legge nel documento di 24 pagine inviato dallo studio legale Skadden, Arps, Slate, Meagher & Flom al governo georgiano, sarebbero il numero 3, che obbliga la Georgia ha provvedere con equità al trattamento e agli investimenti di Ivanishvili: “Ciascuna Parte contraente si impegna a garantire, nel suo territorio e nella sua zona marittima, un trattamento giusto ed equo in conformità con i principi del diritto internazionale, agli investimenti di cittadini o società dell’altra parte per garantire che l’esercizio del diritto così concesso abbia un trattamento giusto ed equo e non sia ostacolato dalla legge o nella pratica”. L’articolo 4 invece conferirebbe agli investimenti e alle attività associate del leader di Georgian Dream il diritto ad essere trattati come o più favorevolmente rispetto a quelli nazionali ed in più avrebbe il diritto di avere una risoluzione delle controversie più favorevoli rispetto agli altri trattati: “ Ciascuna Parte contraente applica sul proprio territorio e nella sua area marittima, ai cittadini o società dell’altra parte, per quanto riguarda i loro investimenti e le attività connesse con questi investimenti, un trattamento non meno favorevole di quello accordato ai propri cittadini o società, o il trattamento accordato ai cittadini o società della nazione più favorita,”. Infine l’articolo 5 obbliga la Georgia ha dare completa protezione e sicurezza gli investimenti di Ivanishvili e gli proibisce l’espropriazione di tali investimenti tranne per bisogno pubblico: “Gli investimenti effettuati da cittadini o società di ciascuna Parte contraente godono, nel territorio e la zona marittima della Parte contraente, piena e completa sicurezza e protezione. La Parte contraente non può adottare misure di espropriazione o nazionalizzazione o altre misure che abbiano l’effetto di privare direttamente o indirettamente cittadini e società di parte dei loro investimenti nel loro territorio e nella loro zona marittima, tranne che per fini pubblici e purché tali misure non siano discriminatorie o contrarie ad un impegno specifico”

L’avventura politica di Bizdina Ivanishvili incomincia il 7 ottobre 2011 quando annuncia la sua intenzione di formare un partito di opposizione che avrebbe sfidato l’attuale partito in carica al Governo nelle elezioni parlamentari previste per ottobre 2012. Tale intenzione venne comunicata tramite una lettera scritta da Ivanishvili, leader del nuovo partito Georgian Dream, diretta contro il presidente Saakashvili ed il governo georgiano.
Tra le righe del suo comunicato Ivanishvili motivava la sua decisione di prendere parte alle elezioni a causa del comportamento del presidente georgiano il quale, attraverso emendamenti costituzionali e l’esercizio del monopolio statale, aveva dimostrato la sua intenzione di mantenere il potere e la leadership del paese per poter tutelare i propri interessi andando contro ogni termine sancito dalla costituzione.
Il leader di Georgian Dream accusava Saakashvili di non tutelare il mercato libero del paese, cercando invece di controllarlo tramite il servizio delle tasse e l’ufficio giudiziario per poter favorire un guadagno maggiore per il gruppo da lui posseduto, e di aver represso con la forza le proteste dei lavoratori dovute al suo modo di condurre la politica economica. Inoltre Ivanishvili notava una mancanza di libera informazione nel paese dovuta al fatto che i principali mezzi di comunicazione erano gestiti direttamente dal presidente e dal governo il cui operato era fino a quel momento quello di “manipolare” le informazioni in loro favore; il quadro era poi completato dall’assenza di una vera opposizione, sostituita invece da una pseudo-opposizione creata appositamente dal partito di Saakashvili per poter favorire il suo programma politico.
Tutte queste premesse quindi giustificavano l’ingresso in politica di Ivanishvili, il quale però dovette subito scontrarsi con la forte opposizione esercitata dal governo attraverso una campagna di intimidazione che vide impiegati il potere esecutivo, legislativo, giudiziario e la Banca Centrale.

Il presidente revocò la cittadinanza ad Ivanishvili e successivamente il parlamento votò un controverso emendamento legislativo nei mesi ottobre-novembre che dava alle autorità fiscale il compito prioritario di occuparsi dei patrimoni delle istituzioni finanziarie del paese, colpendo tra le 19 compagnie soltanto la Cartu Bank, di proprietà fino al 30 aprile 2012 del solo Ivanishvili, con una multa di 114.6 milioni di dollari.
Il leader di Georgian Dream accusò anche le autorità di imporre ai clienti della sua banca un cambio di conto, causando quindi un flusso di denaro uscente dalle casse della Cartu Bank pari a 27 milioni di dollari nelle ultime due settimane di ottobre. A queste sanzioni vanno unite la multa di 500 mila dollari successiva sempre diretta alla Cartu Bank e quella di 44.8 milioni di dollari nei confronti di Ivanishvili stesso.

Soltanto nel luglio 2012 il leader del partito di opposizione decise di pagare la somma di 48 milioni di dollari con l’intento di poter risarcire le vittime del disastro naturale che aveva colpito l’area meridionale del paese (AGC – Dono milionario per la Georgia:http://www.agccommunication.eu/inostriservizi-it/informazione-e-formazione/osservatorio-est/caucaso/763-dono-milionario-per-la-georgia.html). Successivamente Ivanishvili espresse la volontà di pagare la restante parte della multa diretta a lui e al suo partito soltanto se tale somma fosse stata destinata alle vittime del disastro naturale.