La crisi globale lancia la lotta ai paradisi fiscali

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I leader del G20 hanno lanciato nel 2009 una campagna per il recupero miliardario di entrate derivanti dai fondi portati nei paradisi fiscali, in un’epoca in cui le risorse scarseggiano.

Il Tax Justice Network ha stimato recentemente che tra i 21 e i 32 trilioni di assetti finanziari in dollari siano nascosti nei paradisi fiscali. Il totale ridurrebbe la ricchezza di Bill Gates a quella di un proletario. Nel marzo del 2012 Forbes ha posizionato Gates al secondo posto nella scala della ricchezza globale con soli 61 miliardi di dollari. Le cifre del Tjn, però non sono ritenute affidabile al 10 per cento dai responsabili Ocse perché significherebbe che esistono altri 450 Gates sconosciuti al fisco. La Scorpio Partnership, ad esempio, fornisce al tre cifre che fanno fare un altro giro al valzer della stima dei fondi nascosti: secondo questo centro studi, gli assetti finanziari nascosti oscillano tra un miliardo di dollari e “semplici” 8 al massimo 9 trilioni di dollari. Il Centre for Tax policy and Administration dell’Ocse non da cifre o numeri perché, secondo un suo documento: «impegnato a risolvere alla radice il problema e non a fornire numeri magici». Il G20 ne suo incontro di Londra ha deciso di combattere l’evasione fiscale e il segreto bancario e ha chiesto all’Ocse di pubblicare la lista dei paradisi fiscali utilizzando il metro di giudizio della cooperazione fornita dalle autorità locali in materia. Ci sono 89 Paesi nella lista bianca Ocse, Paesi cioè che hanno incrementato la propria disponibilità a cooperare, contemporaneamente una serie di Stati occidentali attraverso una serie di amnistie fiscali ha fatto rientrare una grande quantità di asset finanziari. nel contempo la pressione siulgi istituti di credito è divenuta più pesante e gli stessi istituti di credito si sono fatti più rigorosi in materia. Le attività criminali legate direttamente a meno al fenomeno evasivo sono tra lepiù disparate ma su tutte primeggia il riciclaggio di denari proveniente da attività illecite e la tracciabilità delle operazioni finanziarie va proprio in questo senso. La lotta al fenomeno è sentita come prioritaria ma no si tratta sol d’imporre una serie di leggi in materia ma di sensibilizzare le istituzioni di settore, statali e private sui rischi e sull’impoverimento del sistema che deriva dall’evasione e dall’esportazione di capitali verso i paradisi fiscali.