La bomba guineana

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Il recente attacco del 22 ottobre scorso ad una caserma delle unità d’élite delle forze armate della Guinea Bissau vicino all’aeroporto della capitale crea ulteriori preoccupazioni per quanto riguarda la situazione interna di uno dei Paesi più instabili dell’Africa Occidentale.

Secondo un comunicato ufficiale del governo, l’attacco sarebbe stato realizzato e guidato dagli uomini del capitano Pansau N’Tchama, capo del campo militare di Kumura, un quartiere situato a nord di Bissau. Tale ufficiale sarebbe appena tornato da un periodo di formazione in Portogallo. Questa eventualità metterebbe di nuovo in risalto tutte le criticità politiche del Paese e gli aspetti principali della frammentazione della società della Guinea Bissau: dalla presenza al potere dei militari al traffico di droga, passando per le problematiche etniche.

In effetti, sin dalla sua indipendenza dal Portogallo nel 1973, la Guinea Bissau vive in una situazione di costante instabilità politica legata a colpi di Stato militari, alla quale si è aggiunta negli ultimi anni la problematica del traffico di droga. La storia recente del Paese inizia con il ritorno di João Bernardo “Nino” Vieira, già presidente dal 1984 al 1999, che vinse le elezioni del 2005. Si pensava che l’allora nuovo governo potesse proporre uno sviluppo del Paese sulla via della democrazia e della prosperità, ma nel marzo 2009 il presidente Vieira veniva ucciso a seguito di un colpo di Stato militare. Il nuovo presidente, Malam Bacai Sanhá, veniva però eletto rapidamente: nel giugno dello stesso 2009, e iniziava a proporre con il suo primo ministro Carlos Gomez Junior una serie di riforme che si inserivano pienamente nel solco di quanto richiesto sia dalle Nazioni Unite che dall’Unione Africana e dall’organizzazione regionale Ecowas. Tali riforme riguardavano essenzialmente la lotta al traffico di droga, ma soprattutto una riforma delle forze armate per impedire la loro costante ingerenza nella politica nazionale.

Il presidente Malam Bacai Sanhá è venuto però a mancare per motivi di salute nel gennaio di quest’anno. L’occasione era propizia per il Paese: potevano svolgersi le terze elezioni (più o meno) libere consecutive. La tornata elettorale opponeva Carlos Gomez Junior a Kumba Yala (quest’ultimo già presidente dal 2000 al 2003) e alla fine del primo turno il primo ministro uscente si trovava in vantaggio rispetto al leader dell’opposizione. Ciononostante, le forze armate decidevano il giorno prima del secondo turno delle elezioni presidenziali che le elezioni dovevano essere fermate e Gomes veniva arrestato quando era sicura la sua vittoria. La giunta militare golpista ha quindi indicato un presidente ad interim, Manuel Serifo Nhamadjo, nell’attesa di indire nuove elezioni. Tale azione ha portato l’Unione Africana a sospendere la membership della Guinea Bissau. Di fatto il potere sarebbe saldamente nel Capo di Stato maggiore, il generale Antonio Indjai.  La tensione politica è aumentata nel corso dell’estate prima di sfociare nell’attacco del 22 ottobre.

Di fatto, gli episodi che hanno caratterizzato la vita politica della Guinea dall’inizio dell’anno sono riconducibili ai fattori principali che da sempre ne guidano la storia. Due sono attualmente i fattori di instabilità principali nel Paese. Il primo è di sicuro la lotta intestina tra le due etnie dominanti, una dicotomia che ha delle ripercussioni politiche. L’etnia dominante (circa 25% della popolazione) sono i Balante, si riconoscono essenzialmente nel partito del Partito del Rinnovamento Sociale – Prs di cui Kumba Yala è il leader, e generalmente hanno una piccola predominanza numerica all’interno delle forze armate. I secondi sono i popoli riconducibili alle etnie Manjak e Papel, legati al Partito per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde –Paigc (dell’ex presidente Vieira e di Gomes Junior). 

Aldilà delle rivalità etniche e politiche, il problema principale che sta affrontando la Guinea Bissau è legato al traffico di droga. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2009 sul traffico di droga in Africa, il Pil legato all’economia della droga sarebbe superiore al Pil ufficiale. Secondo fonti diplomatiche britanniche in loco, lo sviluppo del traffico di droga sarebbe proprio alla base dell’ultimo colpo di stato, ma anche dei precedenti. Anzi, secondo alcuni specialisti del Paese, si potrebbe quasi arrivare a considerare l’instaurazione di un potere parallelo da parte dei militari, che sarebbero così non solo i principali fautori di instabilità politica, ma anche i maggiori beneficiari e garanti del traffico di droga. Per tale motivo, ad esempio, l’ex capo di stato maggiore della Marina e il suo collega dell’Aereonautica sono sottoposti a sanzioni da parte degli Usa.

Si può quindi aggiungere un’ulteriore chiave di lettura all’instabilità politica: ai militari converrebbe mantenere la situazione di instabilità politica perché così manterrebbero il Paese fertile per il traffico di droga verso l’Europa che dal Sud America arriva in Guinea Bissau. Questa chiave di lettura è confermata ancor di più dal fatto che l’instabilità nel nord del Mali ha ridotto le vie della droga per l’Europa. In effetti, sia il citato rapporto delle Nazioni Unite che fonti delle agenzie d’intelligence americane ed europee hanno confermato che il nord del Mali (e in particolare le aree vicine a Kidal e Gao) era zona di atterraggio per aerei carichi di droga provenienti dall’America Latina. Pare, in effetti, che ad oggi l’unica via percorribile per l’Europa sia tramite il Niger.

Peraltro, il defunto  presidente Sanha aveva iniziato con il primo ministro Gomes junior una lotta al traffico di droga, chiedendo l’aiuto della comunità internazionale. Proprio Gomes aveva fatto del traffico di droga uno dei suoi cavalli di battaglia per l’elezione presidenziale, riscuotendo molti consensi proprio su questo punto. Anzi, Gomes, di comune accordo con le Nazioni Unite e l’Ecowas, aveva in mente una serie di riforme per modificare l’influenza delle forze armate nella vita politica e limitare l’effetto dei cartelli della droga nel Paese. L’obiettivo era di instaurare queste riforme per ottenere l’aiuto della comunità internazionale al fine di iniziare uno sviluppo economico per il Paese, reputato uno dei più poveri al mondo.

Ad oggi non si sa quali saranno le prospettive di sviluppo democratico ed economico in Guinea Bissau. Il presidente ad interim Nhamadjo ha chiesto aiuto alla comunità internazionale per il contrasto al traffico di droga e soprattutto per l’organizzazione delle elezioni nel 2013. Più che il presidente, è importante capire quale sarà la posizione del vero uomo forte ad oggi nel Paese: il capo di stato maggiore Antonio Indjai. Ottimo ufficiale che gode del rispetto della popolazione per alcune campagne nel nord del Paese, bisognerà capire quale sarà la sua posizione rispetto alla politica e al traffico di droga. 

Alcune indicazioni già esistono già: in primo luogo Indjai non sarebbe interessato ad una posizione politica. Il suo intervento nell’aprile scorso è legato essenzialmente ad un fatto militare: non voleva che la forza angolana presente per la stabilità del Paese aumentasse e si rafforzasse, cosa invece che Gomes aveva già deciso (forse anche per ricevere il suo aiuto per effettuare le “purghe” nelle forze armate). Militare fino al midollo, Indjai sarebbe interessato a ripulire almeno in parte le forze armate dai membri troppo invischiati negli affari di droga. Peraltro, il generale sarebbe gradito agli Stati Uniti che lo appoggerebbero e in una recente intervista ha egli stesso indicato quanto, in riferimento al suo Paese, la «politica americana sia molto, molto positiva». Infine, egli stesso ha chiesto alle Nazioni Unite l’instaurazione di una commissione d’inchiesta per i fatti riguardanti Gomes e in particolare il traffico di droga. A questo proposito ha richiesto che siano inviate delle commissioni investigative esterne perché, ad esempio, il rappresentante delle Nazioni Unite nel Paese è il cognato di Gomes.

La posizione del generale Indjai è quindi fondamentale per il prosieguo del processo di transizione in Guinea Bissau. Sarebbe però necessario che le Nazioni Unite prestassero una maggiore attenzione allo sviluppo politico interno e alla lotta al traffico di droga. Pare altresì sconcertante la posizione dell’Unione Europea, Premio Nobel per la Pace 2012. In effetti, Bruxelles, come risposta alla situazione politica in Guinea Bissau, è riuscita soltanto a imporre delle sanzioni economiche.