L’Iran di Argo e della Rivoluzione Civile

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USA – Los Angeles. Argo, film diretto da Ben Affleck ed basato sulla storia vera dell’agente Cia Tony Mendez, impegnato nella liberazione di sei diplomatici statunitensi da Teheran durante la rivoluzione civile del 1979, ha vinto l’Oscar come miglior film del 2012 ed ha gettato un’importante e significativa luce sulla realtà iraniana della fine degli anni ’70 descrivendo l’inizio del contrasto tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran che ancora oggi caratterizzano le relazioni tra questi due paesi.

L’avvincente trama del film (il trailer è visibile nella nostra sezione video oppure cliccando qui) narra della fuga di sei ostaggi statunitensi dall’Iran sullo sfondo della Rivoluzione Islamica del 1979: il 4 novembre un gruppo di studenti e militanti iraniani, mossi dalle parole dell’Ayatollah Khomeini, aveva attaccato l’Ambasciata degli Stati Uniti di Teheran rapendo più di 52 persone dello staff diplomatico. Durante il trasporto degli ostaggi sei di loro riuscirono a scappare ed a rifugiarsi nella casa dell’Ambasciatore del Canada Ken Taylor; il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, con l’intento di liberare e riportare in patria i sei diplomatici, decise quindi di avvalersi dell’aiuto e dell’esperienza dell’agente della Cia Tony Mendez il quale, con una serie di stratagemmi organizzò  la copertura per l’esfiltrazione: un  film “inventato” con tanto di riprese da effettuare in territorio iraniano.  Mendez riuscì a far tornare in patria i sei cittadini statunitensi.

 

 

La crisi iraniana degli ostaggi fu una crisi diplomatica che vide contrapposti l’Iran e gli Stati Uniti nel 1979 dopo l’”invasione”, l’occupazione e il rapimento di 52 diplomatici Usa con sucessiva detenzione per 444 giorni dal 4 novembre 1979 fino al 20 gennaio 1981. Il presidente statunitense Carter definì all’epoca gli ostaggi «vittime del terrorismo e dell’anarchia» aggiungendo che gli Stati Uniti non potevano mostrasi un paese debole e arrendevole ai ricatti e cominciando quindi a caratterizzare quelli che saranno i rapporti tra Teheran e Washington, scanditi oggi dalle continue accuse di Ahmadinejad nei confronti dello strapotere statunitense visto come minaccia per l’intera umma (comunità) musulmana e dalle preoccupazioni mostrate dagli Stati Uniti circa il programma nucleare iraniano definito una minaccia per la sicurezza del Medio Oriente e mondiale.
Sullo sfondo della crisi, e del film Argo, sono proiettati gli anni della Rivoluzione Islamica che causò l’esilio dello Scià di Persia e favorì il ritorno dell’Ayatollah Khomeini il primo febbraio del 1979. All’epoca, e semplificando di molto i termini della questiuione, gli Stati Uniti erano percepiti come possiibli “manipolatori ed organizzatori” di un nuovo colpo di Stato capace di riportare alla guida del governo lo Scià di Persia, già alleato degli Usa, che si era rocambolescamente  rifugiato negli, come già avvenuto nel 1953 con la deposizione del Primo Ministro Mohammad Mossadeq. Il primo novembre 1979 lo stesso Ayatollah Ruhollah Khomeini invitò la popolazione a manifestare contro gli interessi del «Grande Satana» e  dei «Nemici dell’Islam», gli Usa appunto, permettendo a circa 500 studenti e militanti rivoluzionari di assalirne il 4 novembre l’ambasciata.

 

La crisi iraniana raggiunse il suo apice quando il 24 aprile 1980 l’Amministrazione Carter nel tentativo di salvare gli ostaggi lanciò l’operazione Eagle Claw (Artiglio dell’Aquila) che fallì, portando alla morte di otto militari statunitensi ed al ferimento di altri quattro. Non riuscendo tramite l’azione militare a liberare gli ostaggi Washington impose sanzioni diplomatiche alla neonata Repubblica islamica iraniana che però non portarono a grandi successi ed i ripetuti fallimenti dell’amministrazione di Washington favorirono l’impopolarità del presidente Carter.
La crisi terminò il 19 gennaio 1981 grazie alla mediazione dell’Algeria che permise la firma di un accordo tra le due parti ad Algeri. L’accordo prevedeva la liberazione degli ostaggi, lo scongelamento dei fondi iraniani depositati presso le banche statunitensi e bloccati appena scoppiata la crisi e la riaffermazione del principio di non ingerenza. Il 20 gennaio 1981, dopo l’elezione di Ronald Reagan alla Presidenza, gli ostaggi vennero liberati e consegnati all’Ambasciata dell’Algeria di Teheran che gli permise di espatriare e li consegnò alle autorità di Washington.

 

Sono passati più di 30 anni dalla rivoluzione islamica iraniana e dalla crisi che contrappose Washington a Teheran, eppure i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Iran sono ancora scanditi da continue minacce e da contrasti: nel 2012 nuove sanzioni sono state decretate da Wasington e da Bruxelles nei confronti dello stato iraniano accusato di sviluppare il proprio settore nucleare per fini bellici (AGC Communication – USA: in arrivo nuove sanzione per l’Iran; AGC Communication – Nuove sanzioni statunitensi per Bielorussia, Cina, Iran e Sudan), affermazioni rifiutate dallo stesso Ahmadinejad, presidente iraniano ed uno dei principali “nemici” di Washington e di Israele, nazione vista come il “fedele alleato” degli Stati Uniti, il quale ribadisce l’utilizzo delle risorse di uranio per fini civili e nel frattempo continua la sua campagna di “istigazione all’odio” verso il “nemico dell’Islam”.