Khojaly, 22 anni dopo

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AZERBAIJAN – Baku 26/02/2014. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio è ricorso il XXII anniversario del massacro di Khojaly. Fonte ambasciata Azera. 

Piccola città nel Nagorno-Karabakh, a 14 km a nordest dal capoluogo Khankendi, con una superfice totale di 94 kmq, Khojaly aveva una popolazione di 6.300 abitanti.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, le forze militari armene attaccarono la città. La popolazione cercò la fuga tra la neve, costretta ad abbandonare ciò che gli apparteneva. Nessuno fu risparmiato dalla milizia, o dal ghiaccio. Khojaly venne saccheggiata e poi rasa al suolo. Il resoconto delle vittime del massacro è di 613 persone, tra cui 106 donne, 83 bambini e 70 anziani; 56 persone vennero uccise con particolare crudeltà. Otto famiglie totalmente sterminate. 25 bambini persero entrambi i genitori e 130 bambini un genitore. Come conseguenza di questa tragedia, 487 persone furono rese invalide. 1.275 civili, incluse donne e bambini, vennero catturati e subirono violenze, umiliazioni, gravi ferite fisiche, durante la loro prigionia. Tra questi, 150 prigionieri sparirono senza lasciare traccia.

Human Rights Watch ha descritto il massacro di Khojaly come «il più grande e orribile massacro del conflitto» del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian.

Di grande attualità, oggi, ricordare le radici del conflitto del Nagorno-Karabakh, che risale agli inizi del XIX secolo. Nel 1828, dopo una lunga guerra tra la Russia e la Persia, l’Azerbaigian venne diviso in due parti. La parte settentrionale divenne parte della Russia, la parte meridionale territorio persiano. Secondo un trattato firmato da Russia, Turchia e Persia, la Russia trasferì da questi paesi al territorio del Nagorno-Karabakh 120.000 armeni, al fine di creare una roccaforte nei territori dell’Azerbaigian appena occupati.

Dopo la rivoluzione russa, il 28 maggio 1918, l’Azerbaigian del Nord ottenne l’indipendenza dalla Russia, e, con la denominazione di Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, venne riconosciuto da molti paesi dell’Europa. L’indipendenza durò solo quasi 2 anni a causa di una nuova invasione sovietica.

Dopo la riconquista dell’Azerbaigian da parte dell’Armata Rossa e la sua incorporazione nell’Unione Sovietica, al Nagorno-Karabakh venne concesso un elevato grado di autonomia all’interno dell’Azerbaigian. Il popolo armeno nel Nagorno-Karabakh  godeva di tutti i diritti delle minoranze, che potevano coltivare  la loro lingua e cultura attraverso numerose scuole, teatri, università, chiese ecc.

Nel 1988, con l’Urss in declino, diversi movimenti ultra nazionalisti armeni promuovevano pretese territoriali contro l’Azerbaigian, chiedendo l’annessione del Nagorno-Karabakh all’Armenia.

Da qui l’inizio di una guerra non dichiarata dell’Armenia contro il paese confinante. Da oltre 20 anni, con l’occupazione militare da parte dell’Armenia del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle sette regioni azerbaigiane circostanti, l’Armenia ha invaso, in cifre, il 20% del territorio dell’Azerbaigian, causando distruzioni e rovina.

Tale occupazione ha causato la morte di 30 mila cittadini dell’Azerbaigian e ha costretto la comunità azerbaigiana del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle 7 regioni circostanti,  ad abbandonare le proprie case.

Oggi in Azerbaigian vive oltre un milione di rifugiati e di profughi interni: 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia prima del 1988 (ora rifugiati), quando sono stati oggetto di una vera pulizia etnica da parte dell’Armenia, e oltre 750 mila provenienti dai territori dell’Azerbaigian occupati dall’Armenia (ora profughi interni), di cui 50.000 dallo stesso Nagorno Karabakh, dove risiedevano fino al 1992, e 700 mila provenienti dai territori circostanti. Quando si parla del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è importante ricordare che ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.822, 853, 874 e 884 del 1993, che invocano il ritiro delle forze armate armene dai territori dell’Azerbaigian occupati, che sono state ripetutamente ignorate, così come altri documenti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo, di Osce, della Nato, etc. Ultima in ordine temporale la Risoluzione del Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013, in cui nel paragrafo 16 si dice che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ai principi fondamentali del Gruppo di Minsk dell’Osce sanciti nella dichiarazione comune del G8 dell’Aquila del 10 luglio 2009.

Il massacro di Khojaly è stato riconosciuto e commemorato a vari livelli in Honduras, Messico, Colombia, Repubblica Ceca, Turchia, Bosnia Erzegovina, Pakistan, Perù e 15 stati americani.