Kenyatta presidente

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KENYA – Nairobi. La Corte Suprema del Kenya ha deciso: Uhuru Kenyatta, il figlio del primo presidente e padre della Patria keniota, è confermato presidente del Kenya dopo le elezioni del marzo scorso con il 50,07% dei voti. Kenyatta è il quarto presidente eletto del Paese a cinquant’anni esatti dalla presa di funzioni da parte del padre, Jomo Kenyatta. Uhuru Kenyatta è anche il primo presidente eletto dopo le modifiche della costituzione del 2010.

La decisione arriva quasi un mese dopo le elezioni. La Corte Suprema era stata chiamata in causa dall’avversario principale di Kenyatta, Raila Odinga, che aveva accusato il sistema e la commissione elettorale di favoritismi e di frodi elettorali. Odinga aveva messo in seria discussione il sistema informatico e di riconoscimento utilizzato nel corso delle ultime elezioni, ma la Corte Suprema ha preso la sua decisione, sancendo l’ennesima sconfitta per Odinga. 

La criticità della situazione kenyota però è lungi dall’essere disinnescata. In effetti, permangono diversi punti problematici all’uscita dalle urne. In primo luogo si teme un riacutizzarsi delle violenze interetniche nel Paese come avvenne nel biennio 2007/2008. All’epoca, la sconfitta elettorale di Raila Odinga in favore di Mwai Kibaki aveva portato ad un biennio di lotte interne al Paese che causarono 1.200 morti e circa 600mila rifugiati all’interno e all’esterno del Paese. Le violenze etniche pre-elettorali per fortuna non hanno avuto realmente seguito, nonostante gli ultimi attacchi nella città di Mombasa dove è stato ferito, tra l’altro, anche un italiano. La situazione però continua a destare preoccupazioni e nostri contatti locali temono che sotto il coperchio qualcosa stia bollendo in pentola.

In secondo luogo, l’elezioni di Kenyatta è contestata al livello nazionale e sulla testa del presidente pende un’accusa da parte della Corte Penale Internazionale. In effetti, il 9 luglio prossimo dovrebbe aprirsi all’Aja il processo che vede Kenyatta e il suo vice, William Ruto, accusati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra per aver fomentato e supportato le violenze interetniche del 2007. Mentre sia Ruto che Kenyatta sono chiamati ad essere ascoltati all’Aja nel corso del mese di maggio. Il presidente eletto aveva chiesto alla CPI di abbandonare le sue accuse, ma il procuratore Fatou Bensouda (ganese) ha dichiarato che la CPI non era intenzionata a fare alcun passo indietro. 

Queste accuse rischiano, però, di mettere in difficoltà il presidente per lo sviluppo dei progetti che aveva in mente. In particolare, al livello locale si teme che queste accuse mettano a rischio i rapporti tra il Kenya e gli Stati occidentali, soprattutto i Paesi membri dell’UE e gli USA. In effetti, l’UE ha dichiarato nel 2012 che non avrebbe collaborato con uomini di Stato posti sotto accusa dalla CPI. Gli USA e la Gran Bretagna dal canto loro avevano dichiarato che l’elezione di un uomo accusato dalla CPI avrebbe avuto delle conseguenze nelle proprie relazioni con il Kenya. D’altra parte però, gli USA contano molto sul Kenya quale alleato chiave nella regione per la lotta contro il terrorismo. Di fatto, il Paese ha da sempre giocato un ruolo fondamentale nella battaglia contro gli Shebab in Somalia.

La stabilità del Kenya è quindi quanto mai fondamentale per la stabilità e lo sviluppo economico di tutta la regione orientale dell’Africa, quindi di tutto il continente. A conferma di ciò, il 19 marzo scorso, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato all’unanimità il Kenya al ruolo di vice-presidente del Gruppo di Lavoro Intergovernativo per formulare gli obiettivi di sviluppo sostenibile. La scelta è stata caldamente raccomandata e ben accolta dai Paesi in via di sviluppo. In tal modo l’Africa Orientale dovrebbe ricevere un ruolo direttivo cruciale nel processo di sviluppo del continente.