KENYA. Lo stato non paga i fornitori: la crescita è bloccata dalla corruzione

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Il governo del Kenya non riesce a pagare in tempo molti dei suoi fornitori, poiché la diffusa corruzione drena i fondi per progetti da casse statali.

Secondo quanto riporta Reuters, i ritardi di pagamento colpiscono a loro volta il settore finanziario, le cui sofferenze hanno raggiunto quest’anno il livello più alto degli ultimi dieci anni. Il legame tra corruzione e mancato pagamento delle fatture governative è stato denunciato a maggio, quando decine di funzionari e uomini d’affari sono stati accusati di coinvolgimento nel furto di quasi 100 milioni di dollari di fondi pubblici utilizzando false fatture.

Il ministro delle Finanze Henry Rotich ha ammesso che i ritardi nei pagamenti da parte dello stato «sono un problema che ovviamente stiamo affrontando. È importante garantire il pagamento tempestivo sia al governo nazionale che a quello della provincia». Il governo ha elaborato nuovi regolamenti secondo cui i pagamenti devono essere effettuati entro 60 giorni.

Il Presidente Uhuru Kenyatta si è impegnato nella lotta anticorruzione quando è stato eletto per la prima volta nel 2013, ma gli viene riconosciuta una certa lentezza nell’agire. Nel 2016, il Kenya stava perdendo un terzo del suo bilancio statale a causa della corruzione, dato poi negato dal governo.

Molte piccole e medie imprese keniote partecipano ad appalti pubblici perché lo Stato è il maggiore finanziatore del paese, ma altrettante non partecipano più dati i tempi lunghissimi per i pagamenti, per non diventare a loro volta vittime delle banche che inserirebbero le aziende nella lista nera del credito  Molte società sono finanziariamente bloccate. Alla fine di maggio i ritardi nei pagamenti ai fornitori, la maggior parte dei contratti dal governo, hanno costituito il 10 per cento del volume totale dei prestiti inesigibili. 

Tali prestiti sono stati pari al 12,4 per cento del totale nel mese di aprile, il livello più alto in oltre un decennio. A marzo il comitato di politica monetaria della Banca centrale ha ridotto il tasso di riferimento di 50 punti base, afferma

Luigi Medici