300 kazaki nello Stato Islamico

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KAZAKHSTAN – Astana 21711/2014. Il Comitato per la sicurezza nazionale del Kazakhstan, Knb, l’agenzia di intelligence del paese centroasiatico, ha stimato che ci sono circa 300 cittadini kazaki nelle fila della Stato islamico, circa la metà dei quali sono donne.

Il presidente del Knb, Nurtai Abykaev, ha detto che «più di 300» militanti kazaki nello Stato islamico hanno formato la loro Jamaat (unità di combattimento). Abykaev ha fatto queste osservazioni in una recente riunione del Consiglio dei vertici delle autorità di sicurezza e dei servizi speciali della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), svoltisi nella capitale kazaka, Astana.
La stima del Knb dei 300 militanti, tra cui 150 donne, proviene da un video che circolava su Internet, poi oscurato nel novembre 2013, in cui si mostravano un gruppo di circa 150 militanti kazaki, presumibilmente in Siria. Nel video, Sayfaddin al-Kazakhi affermava che fare la jihad è un dovere per ogni musulmano e più avanti nel video, altri militanti kazaki spiegavano di essere venuti in Siria con mogli e figli. La presenza di estremisti islamici in Kazakhstan può essere letta anche attraverso la stampa locale, che parla spesso della minaccia rappresentata dai musulmani “wahhabiti”. Riporta il giornale locale di Astana, Tantv, che gli estremisti dello Stato islamico di solito sono «giovani sotto i 29 (…) Questo è il segmento sociale più pronto ad andare a combattere e più manipolabile della popolazione», spiega il giornale. Secondo Tantv, poi, estremista può essere chiunque, non solo gli emarginati: «Il nuovo momento critico sarà quando i militanti che hanno combattuto per il califfato islamico, cominceranno a tornare, come stanno cominciando a fare. Il rischio enorme è che potrebbero iniziare attività eversive in Kazakhstan E, se prima i jihadisti provenivano dai margini della società, analfabeti, disoccupati, o criminali, ora la composizione dei militanti è sostanzialmente cambiata». Il rapporto del Knb  (a destra il logo) kazako afferma che uno degli aspetti più preoccupanti del sorgere dello Stato islamico è la velocità con cui il gruppo sunnita è in grado di reclutare militanti. Secondo Abykaev, il Kazakhstan teme che i reclutatori dello Stato islamico reclutino i giovani kazaki per mandarli a combattere in Siria e Iraq; un’altra preoccupazione è che i giovani kazaki si stanno “auto-radicalizzando” attraverso materiale pubblicato su Internet. Il direttore del Fsb russo, Aleksandr Bortnikov, ha detto che negli ultimi mesi il numero di militanti islamici nello Stato Islamico provenienti dalla Federazione russa era balzato a 1.500 unità da una precedente stima di circa 1.100 militanti. Secondo il rapporto del Knb, il Consiglio ha posto una serie di misure per affrontare la minaccia posta dal terrorismo interno legato allo Stato islamico. La Russia ha già introdotto una nuova legislazione per arginare il gran numero dei suoi cittadini che vogliono andare di andare in Siria a combattere. Per permettere ai suoi tribunali di poter perseguire i cittadini russi arrestati al ritorno dalla Siria, nel mese di novembre 2013, Mosca ha modificato la legge antiterrorismo del 2006, per rendere perseguibile la partecipazione «sul territorio di uno Stato straniero ad una formazione armata che non è considerata legale da quello stato, per finalità che contraddicono gli interessi della Federazione russa». Il reato è punibile con una pena fino a sei anni di carcere. Secondo il Knb, Kazakhstan e altri paesi della Csi stanno valutando una simile legislazione. Altre misure riguarderanno tra l’altro operazioni di ricerca per identificare chi si unisce allo Stato islamico attraverso la condivisione di intelligence tra Russia, Kazakhstan e altri paesi della Csi.