Astana blocca Nuova Delhi su Kashagan

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KAZAKISTAN – Astana. 22/7/13. Mentre si sta avvicinando il momento dell’apertura della produzione off shore di Kashagan, il governo kazako ha confermato all’inizio di luglio che sta usando il suo diritto di prelazione per bloccare la vendita della quota Conoco Phillips all’indiana Ongc Videsh Ltd (Ovl). Astana preferibbe la China National Petroleum Corp (Cnpc), rafforzando sempre più il ruolo della Cina nel settore energetico del Kazakistan.

Poco prima di essere messo a capo di KazMunaiGas (Kmg), Sauat Mynbayev, ministro del Petrolio e Gas, ha detto che il governo avrebbe comprato l’8,4% del capitale oggi in possesso della major americana Conoco Phillip attraverso Kmg, uno dei maggiori azionisti di Kashagan.

L’annuncio di Mynbayev è venuto il giorno dopo che l’allora presidente di Kmg, Lyazzat Kiinov, aveva annunciato il 1° luglio che la partecipazione di Conoco Phillips sarebbe stata venduta alla Cnpc attraverso Kmg. Kiinov non fornì alcuna spiegazione sull’operazione ma disse che sarebbe avvenuta «in fretta». 

L’annuncio avveniva nonostante la società statunitense a novembre 2012 aveva detto di voler vendere all’indiana Ovl. Il prezzo che l’azienda cinese era disposta a sborsare era sopra i 5 miliardi di dollari, prezzo che la società controllata dallo stato indiano aveva accettato.

I negoziati con i cinesi, però, si trascinano per le lunghe.

La Cina sta aumentando il proprio investimento nel petrolio e nel gas del Kazakistan, per soddisfare la crescente domanda interna: circa il 25% della produzione di petrolio del Kazakistan è ora nelle mani di società cinesi. L’acquisto della partecipazione di Conoco Phillips avrebbe finalmente dato a Pechino la possibilità dio entrare nell’enorme campo offshore, dieci anni dopo lo stop alla cinese Sipopec imposto dal Ncoc all’acquisto della partecipazione di BG Group.

Anche l’India ha investito molto nel settore del petrolio e del gas nella regione del Caspio, acquistando il campo Satpaev nel Kazakistan o investendo in beni azeri. Tuttavia, non esiste alcuna infrastruttura che colleghi la regione all’India, nonostante la proposta, fatta da New Delhi, di costruire un oleodotto.

L’entrata cinese arriva prirpio a ridosso dell’inizio della produzione e dell’allontanamento di Mynbayev

Il consorzio, che include Eni (scomparsa dall’elenco dei “soci” nei mass media kazaki negli ultimi giorni), Shell, ExxonMobil, Total e Inpex nonché Kmg, deve affrontare pesanti sanzioni finanziarie se la produzione non inizierà il 1° ottobre 2013, ma la data di lancio non è ancora definita, nonostante le pressioni da parte del governo kazako di avviare entro luglio. Il nuovo ministro del Gas Uzakbai Karabalin ha già annunciato nel corso di una visita a Atyrau il 18 luglio che i preparativi sono stati completati il ​​98%, e la produzione avrebbe cominciato entro ottobre, al più tardi(AGC Communication: Kashagan apre a ottobre 2013).

Nonostante gli annunci ufficiali, il settore industriale petrolifero e gasifero ha fatto sapere che esiste ancora la possibilità che la produzione possa nuovamente essere rinviata fino all’inizio del 2014.

Comunque nel mese di giugno, la Bolashak Processing Facility, che lavora il greggio di Kashagan, è stata formalmente aperta. Ncoc da allora ha annunciato di aver avviato l’introduzione di gas negli impianti offshore sull’isola artificiale, il 17 luglio, dopo l’accensione della torcia, il 14 luglio, il consorzio ha dichiarato in un comunicato stampa.

Kashagan è il più grande scoperta del giacimento di petrolio al mondo negli ultimi trent’anni, con una stima di 35 miliardi di barili di petrolio, e il governo è desideroso di iniziare a ricevere guadagni attraverso l’aumento delle esportazioni di petrolio. Ncoc prevede di produrre 180mila barili al giorno nella prima fase delle operazioni, aumentando la produzione di 370mila b/d nella seconda fase. Quando il campo raggiungerà il picco di produzione, il Kazakistan sarà tra gli esportatori principali di petrolio del mondo.

A breve termine, il lancio della produzione farà rprendere la crescita economica del Kazakistan, colpita dal rallentamento della Cina e di altri partner commerciali. L’Fmi, che prevede una crescita del 5,5% del Pil kazako nel 2013, vedenella possibilità di ritardi nell’avvio della produzione a Kashagan uno dei principali rischi per una crescita più bassa nel 2013.