KAZAKISTAN. Il luccicante miracolo della Nuova Via della Seta 

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Molti luoghi e piccole città che sono state toccate dalla Nuova Via della Seta in Kazakhstan, oggi hanno trovato il loro El Dorado. 

La Cina e il Kazakistan hanno concepito nel 2011 lo sviluppo transfrontaliero di un’area remota e quasi disabitata, Khorgos, come un nodo commerciale di trasporto. Otto anni dopo, questa zona commerciale di 5,3 chilometri quadrati, il “Khorgos International Center of Cross-Border Cooperation”, Icbc, ha attirato imprenditori cinesi e kazaki.

Situato a 350 km a nord-est di Almaty, Khorgos è il territorio che meglio si adatta alla regione cinese dello Xinjiang e del Kazakistan. I kazaki non hanno bisogno di visti per in Cina e viceversa.

Gli acquirenti provenienti da tutta l’Asia centrale vengono a visitare i cinque centri commerciali di Khorgos, con ben 2.000 negozi, sul lato cinese. 

Circa 5.000 kazaki al giorno percorrono grandi distanze su autobus turistici per fare acquisti nei centri commerciali cinesi. Le merci all’interno non sono solo economiche e competitive, possono essere troppo economiche e competitive, al punto da rappresentare una minaccia per i commercianti locali, le cui attività sono incentrate sui prodotti russi. Per proteggere gli interessi locali, il governo kazako permette agli acquirenti di entrare nel centro di Khorgos solo una volta al mese e limita gli acquisti di un acquirente a 25 kg di merce di valore inferiore a 500 euro.

Si prevede che il volume degli scambi commerciali ferroviari tra la Cina e l’Europa, sarà in forte aumento nel prossimo decennio e il Kazakistan ne diverrà il crocevia.

L’Icbc di Khorgos è uno degli esempi della cooperazione tra Pechino e Nursultan, negli ultimi cinque anni. Da quando il progetto Belt and Road è stato lanciato nel 2013, la Cina ha immesso centinaia di miliardi di dollari nei porti, ferrovie e progetti energetici di tutta l’Asia. In Asia centrale, Pechino è diventata il più grande investitore e il suo mecenatismo è stato accolto favorevolmente dai governi locali. Il Kazakistan ne ha beneficiato più di tutti i suoi vicini; a luglio, il vice ministro degli Esteri kazako Roman Vassilenko ha sottolineato che, dopo l’indipendenza, il Kazakistan ha migliorato i 2.500 km di ferrovie e costruito circa 4.000 km di strade asfaltate di cui 2.700 km del tratto kazako dei 7.000 km della Western Europe-Western China Highway.

Nel 2010, secondo le statistiche di Vassilenko, nessun container cinese era stato spedito in Europa attraverso il Kazakistan. Nel 2017 erano 200.000; nel 2018, questa cifra era passata a 400.000 container. Per il 2019 si attende un nuovo raddoppio.

Secondo l’ambasciata cinese in Kazakistan, il commercio bilaterale ha quasi raggiunto i 100 miliardi di dollari. Tutto questo fa della Cina il secondo partner commerciale del Kazakistan, dopo la Russia. Secondo i dati ufficiali del Kazakistan, la Russia rappresenta quasi il 21% degli scambi commerciali del Kazakistan, ma la Cina sta rapidamente recuperando, arrivando al 18%.

La presenza commerciale della Cina, infatti, è visibile in tutto il Kazakistan, dalle strade di Almaty, alle città del Caspio e così via.

Antonio Albanese