KAZAKHSTAN. Per il FMI la guerra commerciale USA – Cina finisce entro l’anno

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Il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde ha dichiarato il 16 maggio che il Fmi è fiducioso che le tensioni commerciali tra le principali economie mondiali, in particolare Stati Uniti e Cina, diminuiranno nei prossimi sei mesi. Lagarde è intervenuta all’Astana Economic Forum a Nur-Sultan, capitale del Kazakistan. «Ogni guerra commerciale colpisce coloro che vi partecipano e coloro che non vi partecipano, nessuno vince» ha detto Lagarde.

La disputa tra Washington e Pechino è iniziata nel 2018, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto tariffe del 10% sulle importazioni cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari. La Cina ha risposto con dazi identici su prodotti statunitensi per 60 miliardi di dollari, ricorda Efe.

La scorsa settimana, mentre le delegazioni statunitense e cinese si stavano incontrando a Washington, Trump ha aumentato le tariffe dal 10 per cento arrivando al 25 per cento. Pechino a sua volta ha innalzato le sue tariffe, spingendo Trump a minacciare di imporre dazi praticamente su tutte le importazioni cinesi.

La guerra commerciale ha innescato dubbi sulle prospettive di sviluppo dell’economia globale. Nelle sue ultime previsioni economiche, pubblicate il mese scorso, il Fmi ha abbassato la sua previsione di crescita nel 2019 dal 3,5% al 3,3%, rispetto al 3,6% dello scorso anno.

Lagarde ha detto che il Fmi si aspetta che la crescita ritorni ad un ritmo annuale del 3,6 per cento nel 2020, invitando i governi a creare condizioni economiche adeguate «senza creare rischi aggiuntivi».

Ha poi esortato il Kazakistan e i paesi vicini dell’Asia centrale a dar vita ad una crescita inclusiva dicendo che la regione ha il potenziale per aumentare il tasso medio annuo di espansione dal 3,3 per cento al 4,1 per cento.

Se poi i paesi dell’Asia centrale si impegnassero a sviluppare le loro infrastrutture di trasporto, ha detto Lagarde, potrebbero tornare ai tempi gloriosi della Via della Seta, che ha permesso a «questa parte del mondo di diventare un centro per il commercio e l’apprendimento globale».

Anna Lotti