11 candidati per sostituire Karzai

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AFGHANISTAN – Kabul 20/11/2013. La commissione elettorale afgana ha annunciato, il 20 novembre, la lista definitiva dei candidati per le elezioni presidenziali del 2014, prima transizione di potere  democratica nella storia del Paese.

La maggior parte dei 75mila uomini restanti della Nato dovranno essere fuori dal paese entro la fine del 2014 e credibili elezioni presidenziali sono considerate un elemento cruciale per la stabilità afgana. L’attuale presidente Hamid Karzai, nominato dopo l’invasione guidata dagli Usa del 2001, non potrà partecipare avendo terminato i l secondo mandato consecutivo. «Undici candidati parteciperanno alle elezioni presidenziali» ha detto Abdul Rahman Hotak, vice capo della Commissione elettorale indipendente, in una conferenza stampa; inoltre più di 2.700 candidati, tra cui 308 donne, correranno per le elezioni dei Consigli Provinciali. Secondo la legge elettorale afgana, i candidati alla presidenza devono avere almeno 40 anni, una fedina penale pulita, non essere cittadini di un altro paese, fornire 100mila certificati elettorali per dimostrare di avere una rete di sostenitori, e versare una cauzione di un milione di afgani (18mila dollari). Ad ottobre, le autorità elettorali  avevano eliminato 26 candidati per il voto presidenziale del 5 aprile 2014 fermandosi a 10 ammessi, di tutti i ricorsi fatti ne è stato reintegrato uno solo portando il totale definitivo a 11: il candidato è reintegrato Daud Sultanzoi, un ex deputato che ha cancellato la sua doppia cittadinanza. Karzai aveva chiesto di poter avere due o tre candidati al massimo per evitare la confusione del 2009, quando ci furono 40 nomi sulla scheda elettorale. Tra i principali candidati alla presidenza ci sono l’ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, già candidato nel 2009, il fratello del presidente Qayum Karzai e l’ex ministro delle Finanze Ashraf Ghani. Abdul Rab Rasul Sayyaf, un ex signore della guerra che aveva stretti legami con Al – Qaeda, è stato ammesso a partecipare, insieme con lealista Zalmai Rassoul, che ha recentemente rassegnato le dimissioni da ministro degli Esteri; anche un altro ex signore della guerra, quello di Kandahar, Gul Agha Sherzai, soprannominato il “bulldozer ” è stato ammesso. Strani anche alcuni abbinamenti per la vicepresidenza: per esempio Ghani che ha scelto il signore della guerra uzbeko Abdul Rashid Dostum. Il 21 novembre la “Loya Jirga” o grande assemblea degli anziani delle tribù dovrà deciderà se appoggiare un patto di sicurezza con gli Stati Uniti; se passa questo accordo, 16mila soldati Usa resteranno in Afghanistan per aiutare a combattere Al- Qaeda e addestrare l’esercito nazionale. Qualora non venisse firmato l’accordo, pregiudicando lo status giuridico delle forze degli Stati Uniti, unico punto di disaccordo all’intenro dell’assemblea, tutte le truppe statunitensi lasceranno il paese e solo le forze locali dovranno contenere la presenza dei talebani. È questo lo scenario che dovrà affrontare chi vincerà il 5 aprile 2014 per mantenere la fragile stabilità dell’Afghanistan.