Italiani nel mirino di ISIS

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Ha avuto davvero molta eco il servizio di Fausto Biloslavo, sul contingente italiano a Mosul andato in onda il 12 marzo. Il servizio trattava dei 500 uomini a protezione degli operai di una azienda italiana, la Trevi, che ripara la diga di Mosul. Nei giorni successivi c’è stato un tam tam su tutti i social pro ISIS. Assieme alle tante foto e video sugli italiani a Mosul, sono uscite delle grafiche dedicate alla conquista di Roma, e per la prima volta la parola “Roma” è scritta e evidenziata in italiano. L’impostazione dei messaggi, la declinazione dei nostri soldati come infedeli classifica gli italiani come soggetti sensibili da attaccare. Perché infedeli? Perché nemici, perché stretti alleati degli iracheni. Tra i canali che hanno postato la notizia dei militari italiani in Iraq sia quelli in lingua araba che quelli in lingua russa, turca e quelli in lingua bosniaca. Altre notizie di militari stranieri a Mosul, sono quelle dei francesi e degli americani. Ovviamente tutti nel mirino di ISIS.

A testimonianza dell’importanza per ISIS di colpire il nemico in Iraq c’è un video: Avanguardie della redenzione che mostra tutte le caratteristiche della seconda base militare più importante in Iraq Asad Air Base. Obiettivi per ISIS da colpire.

Sempre in tema di fotografie che vengono usate da ISIS è circolata parecchio una serie di foto degli americani nella base militare di Hamam al Alil. In teatro a Badoush, gli sciiti proprio non riescono a sfondare. Nella sola giornata di domenica si sono contati 146 civili uccisi e 309 feriti da attacchi di artiglieria irachena. E un account in lingua francese legato ai ribelli siriani scrive: “Mosul occidentale si è trasformata in una macelleria, non siamo in grado di contare il numero di morti delle milizie sciite nell’affrontare ISIS”. Badoush dunque è la Waterloo delle milizie sciite dove ISIS sembra perdere per poi sferrare a distanza di poche ore attacchi suicidi.

In Siria, Tahir al Sham al suo solito cerca la sua verginità, come per esempio negando qualsiasi legame con l’Emirato del Caucaso e di fatto negando i suoi legami con al Qaeda. L’attentato dell’11 marzo a Damasco è stato rivendicato da Tahir al Sham con foto e comunicato ed elenco dei ranghi militari uccisi nell’attentato. Joulani, Al Adnani e al Shishani si sono addestrati insieme e per un periodo sono stati anche alleati. Joulani dunque non solo ha avuto lo stesso tipo di addestramento ma ha anche la stessa modalità di operare in campo.
Sostanzialmente tutto è pronto per affrontare i turchi che stanno continuando la loro guerra solitaria contro le forze di Assad e i curdi. La situazione dunque è molto critica. E l’ammassamento di truppe russe, americane e turche non è di buon auspicio. Sempre sul fronte Siria, la Russia si dice pronta al dialogo con gli USA, mentre la Turchia continua a inviare truppe al confine siriano per combattere contro Assad e contro i curdi.

A Raqqa è partito l’attacco “finale”. Da domenica la città è per l’ennesima volta sotto i bombardamenti americani e russi. Obiettivo: tenere impegnata ISIS in attesa dell’avanzata delle truppe curde/americane. Anche ISIS si sta muovendo, ha chiuso tutti gli internet café isolando di fatto Raqqa dal resto del mondo, visto che le antenne satellitari sono già state distrutte. Questo significa che intende intrappolare la cittadinanza che verrà usata come scudo umano al lancio delle bombe, e servirà alla propaganda per dire che l’efferatezza di ISIS è motivata dai morti di Raqqa.

Redazione

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