Il nuovo “welfare state” italiano

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ITALIA – Roma 04/01/2014. La struttura della famiglia “nucleare”, composta da soli genitori e figli, tipica della società industriale che ha visto il suo culmine prima negli anni ’60 e successivamente negli anni ’80 dello scorso secolo, e “perno” sociale in entrambi i periodi di riferimento, ha visto il suo tramonto con gli anni ’90 e 2000, per riportarci a scenari familiari storicamente antecendenti.

Il fenomeno delle separazioni e dei divorzi, che tra il 1990 ed il 2010 hanno registrato un aumento tale da superare il numero dei matrimoni stessi, ha determinato la necessità di un allargamento della sfera familiare a tutti i soggetti che possano in qualche modo dare il loro contributo nell’educazione dei figli. Inoltre, l’aumentare clamoroso del tasso di inflazione (ben lontano dai “panieri” ufficiali), ovvero del costo della vita, e dunque l’importanza per le donne di mantenere il proprio posto di lavoro, ha amplificato il fenomeno della necessità dei “nonni” nella vita familiare.

Beneficiari del sistema pensionistico “retributivo” e, grazie all’evoluzione scientifica, anche di migliori condizioni di salute, i “nonni” sono il nuovo “welfare state” italiano.

Sono essenziali nell’educazione dei nipoti, e per questi sempre presenti, in tutte quelle occasioni in cui i genitori non hanno la possibilità temporale di accudire la prole.

Oppure intervengono quando i propri figli – esodati 50enni, o con lavori precari – non hanno la possibilità economica di andare oltre, o devono trovare una location dopo una separazione disastrosa. Incredibile, ma le prospettive della popolazione italiana sono affidate ai nonni, anche solo la speranza di avere una casa. Il 45% dei mutui stipulati da persone “over 60” è per la casa dei figli o dei nipoti (dati Federconsumatori)…. e poi, sono tornate le famiglie che “coabitano” con i propri genitori.

Dopo quindi la modernità liquida di Bauman, dopo la liquefazione delle relazioni familiari e sociali, ecco che lo scenario di crisi economica pone tutti di fronte ad una realtà che può essere affrontata soltanto coesi. Siamo in un nuovo dopo guerra, economico e finanziario.

A chi vede in tutto questo soltanto un forte spirito di sacrificio e abnegazione da parte dei nonni, è bene tuttavia ricordare che le motivazioni sono molto più vaste e hanno radice proprio nei citati anni 60 e 80. Sono gli anni in cui nel nostro Paese moltissime leggi hanno determinato una buona parte di quegli squilibri causa del debito pubblico odierno. Le pensioni “baby”, piuttosto che pensioni largamente al di sopra di quanto oggettivamente versato, gravano sulle attuali generazioni che devono in qualche modo saldare il debito di quelle precedenti. Non parliamo di quelle al di sotto del limite della sopravvivenza, ma di quelle ben al di sopra della normale “vivibilità”…. e soprattutto, non giustificate dal punto di vista economico/finanziario. 

Il binomio contraddittorio “noi e gli altri”, per un lungo periodo della storia italiana è stato rappresentato da “noi” e “le generazioni future”, per troppo tempo invisibili ma poi… divenute reali.

Questo strano fenomeno dunque di ridistribuzione della ricchezza è il primo che non avviene fra diverse classi sociali propriamente dette (esodati ed occupati, borghesia e proletariato, ecc.) ma è una ridistribuzione “trans-temporale” fra “non-classi”, ovvero “trans-generazionale”, di supporto fra chi ha avuto molto (o troppo) in precedenza, e chi non ha attualmente risorse.

Come sempre, nel bene e nel male, l’Italia è luogo di innovazione, anche sociale….ed in questo caso, non propriamente programmata.

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