I turchi e la Siria di Assad: il caso di Istanbul

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Fine settimana movimentato nella ex capitale dell’Impero ottomano, Istanbul: domenica la polizia turca ha disperso con i gas lacrimogeni la folla di manifestanti filo-regime siriano, che protestava nei pressi di dove si è tenuto l’incontro del Gruppo degli Amici del Popolo siriano, all´Hotel Hilton, nel quartiere centrale di Harbiye. Le forze dell’ordine sono intervenute quando i contestatori hanno tentato di entrare nell’albergo.  

 I circa 300 manifestanti tenevano in mostra ritratti del presidente siriano Bashar al-Assad, sventolavano le bandiere di Russia e Cina, alleate di Damasco, scandendo in arabo slogan pro Assad, secondo quanto riportato dall’emittente privata NTV, citata dalla stampa turca: «Allah, Siria Bashar e basta»e «abbasso gli Usa». A favore del presidente siriano si é aggiunto sul posto un gruppo di un centinaio di persone, membri del Partito dei Lavoratori di Turchia (İP). Il leader locale del partito, Osman Bilge Kuruca, ha dichiarato alla stampa che l’incontro sarebbe stato architettao dai «nemici della Siria». Allo stesso tempo, circa duecento persone si sono unite in coro, a pochi passi dall’Hilton, per protestare contro il regime di Assad, per esprimere le loro critiche rispetto a quanto da mesi sta accadendo in Siria. A dire la loro c’erano anche i contestatori della Nato e del radar anti-missile nella Turchia orientale. Disordini e contestazioni a parte, é da rilevare che esponenti aleviti, cristiani e drusi dell’opposizione siriana hanno partecipato insieme alla conferenza, alla quale hanno preso parte, oltre ai diretti interessati, i rappresentanti di 83 Paesi e i ministri degli Esteri di 41 Stati.