ISRAELE. Ya’alon: “Se Beirut ci attacca, distruggeremo il paese”

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L’ex ministro della Difesa Moshe Ya’alon ha detto il 17 luglio che le decisioni politiche del Libano non sono prese dai vertici politici libanesi, ma dal primo ministro iraniano Ali Khamenei.

Secondo un’intervista pubblicata dal quotidiano arabo londinese, Elaph, Ya’alon, ex ministro della Difesa, costretto alle dimissioni dallo scandalo dei sottomarini tedeschi venduti a Israele: «Non esiste un paese simile al Libano. Tutte le decisioni sono prese dall’Iran, non dal primo ministro libanese Saad Hariri o dal capo Hezbollah Hassan Nasrallah (…) Se Khamenei vuole una guerra, allora il Libano andrà in guerra e ogni cittadino libanese subirà la guerra, perché distruggeremo tutte le loro infrastrutture».

Inoltre, nell’intervista, ripresa dall’israeliano Arutz Sheva 7, Ya’alon ha detto la sua sulle fabbriche iraniane di armi nel paese dei Cedri: «Mi spiace che sia uscita la notizia prima che le fabbriche venissero distrutte». 

Il suo successore, Avigdor Liberman, aveva dichiarato alla fine di giugno: «Voglio mettere in guardia il regime siriano, che incoraggia Hezbollah e gli iraniani ad agire contro Israele, non possono continuare a rifornire Hezbollah di armi, non esiteremo ad agire, se ce ne fosse bisogno»

Le relazioni di Israele con gli Stati del Golfo, ha sottolineato Ya’alon, sono «basate su interessi reciproci e rendere pubblica una partnership o un’altra è una decisione che deve essere presa dai paesi coinvolti». Ha anche affermato che in questa fase non esistono opzioni sostenibili per un accordo con i palestinesi, «ma possiamo lavorare insieme sull’economia e sulla sicurezza, rafforzando l’assedio di Hamas (…) Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas evita le sue responsabilità. Ha paura di assumersi la responsabilità, è deluso sia dai Sauditi che dagli Egiziani».

In precedenza Hezbollah aveva promesso di «sorprendere Israele» in ogni conflitto futuro e ha affermato che la valutazione di Israele sull’armamento di Hezbollah è imprecisa, nonostante gli studi fatica Gerusalemme. In risposta, Liberman ha dichiarato: «Prendiamo tutto sul serio: siamo sicuri delle stime che abbiamo e faremo quello che dobbiamo fare: è un fenomeno significativo e non possiamo ignorarlo. Armi precise come i loro missili sono una sfida. Rispetto alle guerre passate potrebbero colpire profondamente nel territorio israeliano».

Lucia Giannini