ISRAELE. Proteste contro lo stralcio dell’accordo sul ricollocamento

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Lo scorso 3 aprile, decine di richiedenti asilo africani e di sostenitori si sono riuniti fuori dall’ufficio del primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per protestare contro la sua decisione di stralciare un accordo con le Nazioni Unite sul loro reinsediamento.

Netanyahu aveva annunciato, il giorno prima, di sospendere un accordo concluso con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che avrebbe impedito la deportazione di centinaia di migliaia di migranti africani da Israele, poche ore dopo l’annuncio dell’accordo in una conferenza stampa. Quell’accordo avrebbe visto 16.250 migranti inviati in paesi occidentali e altri 16.000 reinsediati in Israele riporta Laht.

A gennaio 2018, Israele ha annunciato la deportazione di massa di 32.000 dei 38.000 migranti africani – la maggior parte eritrei o sudanesi – che si stima vivano in Israele, con ordini di espulsione emessi il mese successivo. La mossa del governo è stata accolta con aspre critiche: i piloti di linea si sono rifiutati di far volare gli aerei che trasportavano coloro che erano stati deportati, mentre i sopravvissuti all’Olocausto, i rabbini, gli accademici, gli scrittori e i medici hanno scritto lettere in solidarietà con i migranti.

Le autorità di Israele hanno stimato che circa la metà dei 38.000 richiedenti asilo in Israele è formata da richiedenti asilo maschi, non sposati, in età lavorativa; circa l’80 per cento dei migranti africani in Israele sarebbero migranti economici e il 20 per cento veri rifugiatI.

Circa 10.000 richiedenti asilo hanno già lasciato Israele negli ultimi anni. Circa 4.000 sono stati “volontariamente” spostati in Uganda e Ruanda, mentre il resto è stato reinsediato in paesi terzi come Canada, Australia e Stati Uniti. A febbraio 2016 l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva annunciato la sua intenzione di adottare un approccio che prevedeva il reinsediamento di circa la metà dei richiedenti asilo nei paesi terzi che ritenesse sicuri e agevolando lo status permanente per gli altri richiedenti asilo.

Lucia Giannini