La fine degli stati ex coloniali

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ISRAELE – Tel Aviv 28/01/2014. Alla settima conferenza internazionale “Sfide alla sicurezza del XXI secolo”, organizzata dall’Inss (Institute for National Strategic Studies)  il ministro della Difesa, l’ex generale Moshe Yaalon, ha detto che la situazione attuale in Medio Oriente porta con sé non solo dei rischi ma anche una serie di opportunità se giudicata sulla base della politica di sicurezza di Israele.

Secondo il ministro della Difesa, ripreso da Arutz Sheva, il Medio Oriente sta oggi vivendo il crollo degli Stati nazionali ex coloniali e quindi artificiali. Il modello di Stato-nazione non funziona negli stati tribali, come la Libia, né funziona nelle società settarie. Per Yaalon, Israele vorrebbe vedere fiorire la democrazia intorno a se, ma la democrazia non è solo fatta da elezioni, come dimostra l’ascesa di Hamas o dei Fratelli Musulmani in Egitto. In questo complicato contesto politico, ha detto il ministro della Difesa, gli Stati Uniti sono ancora la superpotenza della regione, ma sta affrontando molte sfide nella regione col risultato che oggi cerca di essere meno coinvolta. Il non intervento degli Stati Uniti ha messo l’Iraq nelle braccia dell’Iran e ha permesso alla Russia di svolgere un ruolo di primo piano in Siria, lasciando aperta la finestra per i nuovi attori, ha poi detto. L’Iran, che sta lavorando per raggiungere la capacità nucleare mentre negozia con la comunità internazionale, ora è più di un giocatore chiave nella regione ed è, nel contempo, meno sotto pressione. In Siria, l’Iran è parte del problema e supporta la brutalità del regime di Assad. L’Iran, poi, è una fonte d’instabilità in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Bahrain e Gaza. È la minaccia numero uno per la stabilità in Medio Oriente e nel mondo, ha affermato Yaalon. In Siria, de facto, l’instabilità e la partizione del paese sono realtà molto vicine, mentre prosegue la brutalità del regime e non vi è più quasi lotta interna, ma ha aggiunto il ministro che Israele non interverrà «a meno che le nostre linee non vangano attraversate», cioè un attacco a Israele o il trasferimento o l’uso di armi chimiche. Israele, nel contempo, fornirà assistenza umanitaria ai villaggi al confine con la Siria, ha poi detto Yaalon.