Peres parla alle nazioni arabe

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ISRAELE – Tel Aviv 02/12/2013. Il presidente Shimon Peres ha parlato segretamente ai 29 ministri degli Esteri delle nazioni arabe ad ottobre.

Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot ne ha dato notizia il primo dicembre. Stando al quotidiano di Tel Aviv, Peres è stato applaudito dopo il suo discorso incentrato su Israele, il nucleare iraniano e la lotta all’Islam radicale. Come riporta il canale Arutz Sheva, Peres ha parlato, due settimane fa, al summit sulla sicurezza degli Stati del Golfo, ad Abu Dhabi, direttamente dal suo ufficio di Gerusalemme via livestream. Stando ad Arutz Sheva, Peres avrebbe accettato di comparire solo se la sua presenza fosse stata tenuta rigorosamente segreta. Erano presenti i ministri degli Esteri del Bahrein, degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar, dell’Oman, del Kuwait e dello Yemen. Erano presenti rappresentanti da altri paesi musulmani, tra cui Indonesia, Malesia e Bangladesh. L’Arabia Saudita era rappresentata dal figlio del monarca saudita. Peres è apparso sullo schermo, seduto nel suo ufficio a Gerusalemme con una bandiera israeliana dietro. Di fronte a Peres, ma ad Abu Dhabi, riporta Yediot Ahronot, c’erano Terje Roed-Larsen, Sottosegretario generale dell’Onu, e Martin Indyk, inviato speciale Usa per i negoziati israelo-palestinesi. Lo stesso Larsen ha intervistato Peres, che ha risposto direttamente a lui e non ai ministri degli esteri musulmani. Come concordato in precedenza, infatti, i ministri non avrebbero dovuto fare domande direttamente a Peres, e  lui avrebbe dovuto parlare solo con gli intervistatori; un protocollo complesso ma efficace. Altra condizione posta agli organizzatori era che il discorso di Peres non avrebbe dovuto essere rivelato. Gli Emirati Arabi Uniti, che hanno organizzato il vertice, ha scelto Peres per aprire l’assemblea, a testimonianza dell’importanza di cui gode il presidente israeliano e dell’importanza di un buon rapporto con Israele contro il nemico comune, l’Iran. Durante il discorso di Peres, nessun ministro ha lasciato la stanza e quando ha finito è partito persino un applauso, riporta il quotidiano di Tel Aviv. Thomas Friedman, del New York Times, riporta Arutz Sheva, che ha partecipato all’evento, ha rivelato che il presidente israeliano ha parlato dell’importanza del fattore Israele in Medio Oriente e che c’è un’opportunità di dialogo per un obiettivo comune: la lotta contro l’islamismo radicale e l’Iran nucleare, oltre che illustrare la sua visione per la pace nel mondo. Secondo una fonte non rivelata da entrambi i giornali israeliani: «C’era un sacco di emozione da entrambe le parti (…) Tutti hanno capito che il momento era storico: il presidente dello Stato ebraico è seduto nel suo ufficio a Gerusalemme con una bandiera israeliana, e assieme agli Stati del Golfo Persico stanno seduti a parlare di sicurezza, di guerra al terrorismo e di pace».