ISRAELE. Gerusalemme e Ramallah discutono di tasse

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Il ministro delle Finanze israeliano Moshe Kahlon e il ministro delle Finanze palestinese Shokri Bshara (foto piccola) hanno discusso durante una loro riunione, la scorsa settimana, un piano riguardante gli stipendi mensili delle famiglie di martiri e prigionieri. 

Stando a quanto riporta Asharq Al Awsat, che cita  fonti a Tel Aviv e Ramallah, la proposta afferma che Israele metterò da parte la sua decisione di dedurre il valore degli stipendi pari a 200 milioni di shekels, si tratta di 65 milioni di dollari, delle tasse e dei fondi doganali. Tuttavia, impone che Israele continui a prendere questi stipendi, ma che li restituisca all’Autorità Palestinese, esonerandola dal pagare i dazi doganali del carburante che ha acquistato da Israele. 

Kahlon ha promesso di considerare la proposta con il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e lo stesso ha fatto il Ministro palestinese. La notizia è trapelata ai media di entrambe le parti il 4 luglio per testare la reazione del pubblico. Un alto funzionario del governo israeliano ha detto che questo sviluppo è utile per prevenire il crollo economico dell’Autorità Palestinese.

Il direttore del Jcpa Project on Regional Middle East Developments ed ex capo della divisione di ricerca dell’intelligence militare delle forze israeliane, generale Yossi Kuperwasser, ha detto che l’appoggio di Israele alla sua posizione è strategico e l’avvertimento del crollo dell’Autorità è del tutto privo di fondamenti.

«L’Autorità è finanziariamente capace, e la prova è che dall’inizio dell’anno ha aumentato i pagamenti ai prigionieri e alle famiglie dei martiri dell’11%», avrebbe affermato Kuperwasser. 

Kuperwasser ha osservato che le ricerche dimostrano che il presidente palestinese sta cercando di intimidire i paesi occidentali e Israele. 

L’Autorità Palestinese a febbraio 2019 aveva detto di aver rifiutato il regolare trasferimento mensile di tasse da Israele per protestare contro la decisione israeliana di dedurre le somme di denaro che i palestinesi pagano ai terroristi e ai sospetti terroristi imprigionati, così come alle famiglie di coloro che sono stati uccisi negli attacchi contro gli israeliani.

Tommaso dal Passo