ISRAELE. Anche Gerusalemme e Berlino parte dell’operazione contro i jihadisti ISIS di ritorno 

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Anche Israele fa parte dell’operazione segreta di raccolta e condivisione di intelligence composta da 21 nazioni che prendono di mira i jihadisti europei, che rientrano in Europa dopo aver combattuto in Siria con lo Stato islamico. Secondo Times of Israel e Der Spiegel, anche la Germania ne farebbe parte dopo averlo negato in un primo momento. Quest’operazione antiterrorismo è conosciuta come “Gallant Phoenix” ed è gestita da un centro di comando congiunto degli Stati Uniti in Giordania. L’operazione è focalizzata sulla raccolta di documenti, dati, tracce di Dna e impronte digitali recuperate da ex roccaforti Daesh per confrontare simili dati con quanto già acquisito da altri paesi aderenti. Solo il 4 febbraio sono venuti fuori i nomi di Israele e Germania.

Si stima che circa 40.000 persone si siano recate in Siria e Iraq da tutto il mondo per unirsi allo Stato islamico. Alla fine del 2017, dopo la perdita di circa il 96% del territorio del Califfato, molti dei restanti combattenti stranieri hanno cercato di tornare in Europa.

A gennaio, aggiunge Times of Israel, il premier Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che l’intelligence israeliana aveva contribuito ad arginare il ritorno dei combattenti islamici dello Stato Islamico e aveva persino impedito che aerei dirottati si schiantassero sulle città europee.

«Attraverso i nostri servizi di intelligence abbiamo fornito informazioni che hanno fermato diverse decine di grandi attacchi terroristici, molti dei quali in paesi europei», ha detto presso l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico. «Alcuni di questi avrebbero potuto essere attacchi di massa, del tipo peggiore che si sia verificato sul suolo europeo e ancor peggio, perché riguardano l’aviazione civile. Israele lo ha evitato, e ha così contribuito a salvare molte vite europee», ha detto Netanyahu, facendo apparentemente riferimento ai dirottamenti aerei.

Netanyahu aveva aggiunto che Israele stava anche impedendo a Daesh di creare una seconda roccaforte in Egitto: «Isis viene distrutto in Iraq e Siria, ma sta cercando di stabilire una base territoriale alternativa nel Sinai. Israele sta contribuendo a prevenirlo in una miriade di modi (…) In generale, direi che Israele è la forza indigena più potente del Medio Oriente che combatte l’Islam radicale».

Stando alle stime dello Shin Bet, negli ultimi anni circa 50 cittadini arabi di Israele si sono recati in Siria o in Iraq per unirsi allo Stato Islamico.

Tommaso dal Passo