ISRAELE. Allo studio la “Legge su Facebook”

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di Antonio Albanese ISRAELE – Gerusalemme 30/12/2016. I ministri israeliani hanno proposto la cosiddetta “Legge Facebook” che permetterebbe alla sicurezza israeliana di forzare il social media a rimuovere determinati contenuti sulla base di un’ordinanza del tribunale qualora fossero ravvisati sospetti di “incitamento”. Secondo il Times of Israel, il disegno di legge, proposto dal ministro della Pubblica sicurezza Gilad Erdan e dal ministro della Giustizia Ayelet Shaked, membri dei partiti Jewish Home e Likud, dovrebbe «essere applicata solo in caso di sospetto incitamento, dove vi fosse una reale possibilità che il materiale in questione metta in pericolo la sicurezza pubblica o nazionale».

Nonostante Facebook abbia ottemperato al 95 per cento delle richieste di rimozione del governo israeliano negli ultimi mesi, i membri della Knesset hanno costantemente espresso la loro indignazione che Facebook non avesse fatto abbastanza per rimuovere i contenuti che incitano ad «atti di terrorismo contro gli ebrei», riporta il sito di Albawaba. Times of Israel riporta che Francia, Germania e altri paesi europei hanno già adottato una simile legislazione. Tuttavia, l’opposizione ha accusato il governo israeliano di utilizzare il “terrorismo” per giustificare e consolidare l’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e il blocco della Striscia di Gaza. Negli ultimi mesi, Israele ha arrestato decine di palestinesi per l’attività sui social media, sostenendo che l’ondata di disordini nel territorio palestinese lo scorso ottobre era stata incoraggiata dall’”incitamento” sui social.

Israele ha risposto alla minaccia dei social media accusando Facebook per non aver fatto di più per censurare i messaggi che promuovevano il “terrorismo” contro gli israeliani. A seguito di una serie di incidenti mortali, Erdan avrebbe detto che Mark Zuckerberg aveva «sangue sulle sue mani» per non aver adeguatamente cooperato con Israele per rimuovere i contenuti. A luglio 2016, un avvocato israeliano ha intentato una causa per 1 miliardi di dollari contro Facebook Inc., sostenendo che la piattaforma di social media ha permesso ai membri del movimento di resistenza palestinese Hamas di progettare e realizzare attacchi contro americani e israeliani.
Commentando la causa, Facebook ha ribadito i suoi standard, e ha evidenziato il suo strumento “report”, che permette e incoraggia gli utenti di Facebook a “flaggare” i contenuti ritenuti violenti, le minacce dirette, il terrorismo o le espressioni di odio.
Shaked e Erdan vorrebbero far cancellare le parole “intifada”, “nazisti”, “accoltellamenti”, “shahid”, la parola araba per “martire”, spesso usato colloquialmente per designare la persona la cui morte ha un significato politico e sociale o/e “morte agli ebrei” e “morte agli arabi”.