ISRAELE. A rischio rimpatrio metà dei richiedenti asilo

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Secondo il direttore della Population Immigration and Borders Authority, Shlomo Mor-Yosef, l’Autorità per l’Immigrazione e le Frontiere della Popolazione prevede di espellere solo i richiedenti asilo, uomini , scapoli, e in età lavorativa, e spera di dare un qualche tipo di status permanente alle donne e ai bambini migranti africani.

Secondo quanto riporta Times of Israel, si tratta di una differenza rispetto alle precedenti dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, secondo cui le donne e i bambini richiedenti asilo non sono oggetto di deportazione “in questa fase”, ma potrebbero esserlo in futuro. Mor-Yosef ha stimato che circa la metà dei 38.000 richiedenti asilo in Israele corrisponde al profilo dei richiedenti asilo maschi non sposati in età lavorativa e che dovrebbe essere rifiutata: «Pensiamo che circa l’80 per cento dei migranti africani in Israele siano migranti economici e il 20 per cento veri rifugiatI. Se si guarda il profilo della comunità qui, la maggior parte sono uomini in età lavorativa. In generale, quando si vede una popolazione rifugiata si vedono più donne e bambini». Mor-Yoseph ha difeso la percentuale eccezionalmente bassa di Israele di richiedenti asilo che ricevono lo status di rifugiato: delle circa 16.000 richieste di status di rifugiato presentate finora, Israele ha riconosciuto come rifugiati solo 13 richiedenti asilo, 12 eritrei e 1 sudanese. A livello internazionale, secondo l’Istituto europeo di stabilità, l’Unione europea ha riconosciuto le richieste di asilo del 90 per cento degli eritrei che chiedono lo status di rifugiati e del 56 per cento dei sudanesi.

«Secondo il diritto internazionale c’è una definizione giuridica di rifugiato. Qualsiasi paese può ampliare la definizione di rifugiato, se lo desidera. Israele non ha ampliato la definizione di rifugiato perché non incoraggiamo l’immigrazione dai non ebrei», ha detto Mor-Yosef, secondo cui molti eritrei stanno chiedendo lo status di rifugiato, perché sono in fuga dal servizio militare che può durare decenni.

Mor-Yosef ha detto che circa 10.000 richiedenti asilo hanno lasciato Israele negli ultimi anni. Circa 4.000 sono stati “volontariamente deportati” in Uganda e Ruanda, mentre il resto è stato reinsediato in paesi terzi come Canada, Australia e Stati Uniti con l’aiuto dei governi internazionali. A febbraio l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha annunciato la sua intenzione di adottare un approccio simile a quello di Mor-Yosef, contribuendo al reinsediamento di circa la metà dei richiedenti asilo nei paesi terzi che ritiene sicuri e agevolando lo status permanente per gli altri richiedenti asilo.

Luigi Medici