Aiuti alleati per ISIS?

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TURCHIA – Ankara 20/10/2014. Nelle stesse aree battute dai bombardamenti della Coalizione anti Isis, camion carichi di aiuti statunitensi e occidentali passano nel territorio dello Stato Islamico.

Secondo il quotidiano statunitense The Daily Beast, che riporta la notizia, si tratta soprattutto di aiuti alimentari e medici (attrezzature e medicinali) destinati agli sfollati siriani. Si tratta di un flusso finanziato dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (U.S. Agency for International Development – Usaid), donatori europei, e Nazioni Unite. Il timore è che bloccare gli aiuti danneggerebbe civili innocenti e il blocco potrebbe essere utilizzato per scopi propagandistici dai militanti. I convogli di aiuti devono pagare gli emiri dello Stato Islamico per entrare nelle roccaforti di Raqqa e Deir ez-Zor, fornendo un altro flusso di reddito allo Stato Islamico che si unisce a quello del contrabbando di petrolio, o quello della vendita d musei e siti archeologici.
«I convogli devono essere approvati da Isis e si deve pagare per farli passare: le tangenti sono fatte figurare e dettagliate come costi di trasporto», dice un coordinatore degli aiuti intervistato in anonimato dal quotidiano statunitense. Le tangenti sarebbero pagate o dalle Ong straniere o locali che hanno il compito di distribuire gli aiuti, o dalle società di trasporto turche, o siriane, incaricate di trasportarlo. Usaid teme che se non sufficientemente monitorata, questi aiuti possano essere venduti sul mercato nero o usati da Isis nella sua strategia “hearts and minds”. Inoltre, aggiunge The Daily Beast, questi aiuti comportano che Isis non debba spendere denaro proveniente dal proprio bilancio per nutrire la popolazione locale e gli sfollati, concentrando le proprie risorse esclusivamente sulla guerra, affermano i critici del programma di aiuti ripresi dal quotidiano. Una delle differenze notevoli fra Isis e altri gruppi terroristici del passato è la sua volontà di non fare terra bruciata del territorio che conquista: sull’ultimo numero di Dabiq viene illustrata, tra l’altro, anche il ripristino dell’elettricità a Raqqa, la gestione di una casa per anziani, o la gestione di una casa per anziani e di un centro per trattamento del cancro a Ninive, ed infine la pulizia delle strade in altre città. Il focolaio di poliomielite esploso nel 2013 a Deir ez-Zor è stato debellato nonostante che la città sia oggi sotto il controllo di Isis: come riportato dall’Oms le vaccinazioni sono continuate grazie all’opera di operatori sanitari locali. A Raqqa e Deir ez-Zor, Ong, Usaid e altre agenzie governative occidentali, tra cui Dipartimento britannico per lo sviluppo internazionale, riportano che lo Stato Islamico pretende che le Ong, straniere e locali, assumano persone approvate da Isis per operare all’interno della Siria. La fonte che cita il quotidiano Usa, così prosegue: «C’è sempre almeno una “persona Isis” a libro paga; ci costringono a prendere la loro gente (…) E quando un convoglio è in fase di preparazione, le trattative passano da loro sul fatto che il convoglio possa procedere o meno. Tramite i loro emiri viene fatto un prezzo. Non dobbiamo neanche discutere con i singoli comandanti Isis sul campo, una volta che l’autorizzazione è concessa per il convoglio, vista l’elevato loro grado di gerarchia interna (…) Nessuno dei combattenti oserà toccarlo, se un emiro ha dato il permesso».