Strategia somala contro il Califfato?

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ITALIA – Roma 14/09/2014. Barack Obama ha lanciato la sua «guerra senza tregua» contro lo Stato islamico. Il modello che la sua amministrazione intende seguire è quello usato in Somalia contro gli Shebab, che ha portato all’uccisione del leader del movimento ai primi di settembre. 

In Somalia, però, autorizzata dalla comunità internazionale sl terreno c’è una forza militare a maggioranza africana di 22mila uomini dal 2007, che combatte al suolo e che ha ridimensionato due anni fa la presnza del movimento islamista in Somalia meridionale e centrale. Nonostante l’annuncio di Washington di dieci paesi arabi partecipanti alla lega anti-Isis, il ruolo della coalizione resta ancora un mistero. John Kerry ha detto che non ciosrà bisogno dell’invio di truppe di terra, dicendo che similmente a quello che sta accadendo in Somalia, l’efficacia delle operazioni si baserà principalmente sull’intelligence. Si tratta di una strategia che, ad esempio, ha costretto gli Shebab ad usare sempre meno la telefonia mobile satellitare e cellulare per paura di rivelare la propria presenza andando ad utilizzare strumenti di comunicazione più rudimentali ma più efficaci e non intercettabili. La raccolta di intelligence porta e porterebbe ad attacchi aerei mirati con droni decollati dall’Etiopia o da Gibuti. In questi attacchi sono morti gli ultimi due leader degli Shebab. Nonostante bruci ancora la Battaglia di Mogadiscio, le forze speciali americane, in particolare i Marines, hanno compiuto diversi raid in territorio somalo, tra cui uno nel 2013, nel tentativo di catturare un leader degli Shebab.

Nonostante le sconfitte dall’agosto 2011, gli islamisti rimangono molto pericolosi e stanno conducendo operazioni in Kenya. In Siria, potrebbe essere usata la stessa strategia somala: intelligence per individuare i potenziali obiettivi e successiva loro eliminazione; si tratta però di una operazione a lungo, come sta dimostrando la vicenda degli Shebab somali.