ISIS verso Medina e la Mecca?

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ITALIA – Roma 23/01/2015. Re Abdullah dell’Arabia Saudita è morto. ISIS ha ora l’opportunità di capovolgere le sorti del regno saudita. Secondo il polemologo statunitense John robb questa possibilità è più concreta che mai.

Ecco come.
«Purtroppo re Abdullah è morto prima ce la sua politica di controllo e contrasto a Isis abbia avuto successo» afferma Robb che prosegue analizzando le mosse saudite più recenti: «L’Arabia Saudita sta pompando petrolio all’impazzata per far crollare il prezzo del petrolio. La mossa ha funzionato. I prezzi sono scesi. Un prezzo del petrolio più basso sta limitando la fonte di finanziamento principale di Isis, le sue vendite di petrolio di contrabbando in tutta la regione.
Col tempo, i sauditi credevano che questa riduzione dei finanziamenti derivati dalla vendita di petrolio avrebbe costretto Isis a avvicinarsi all’Arabia Saudita per il sostegno finanziario. A quel momento, il Regno saudita avrebbe avuto la leva necessaria per neutralizzare la minaccia posta da Isis, come ha fatto con al Qaeda in precedenza.
Inutile dire che questa mossa non ha funzionato. Isis si è ha dimostrata molto più resistente finanziariamente di al Qaeda e di altri gruppi. Isis ha molte altre fonti di reddito rispetto alle donazioni dei simpatizzanti e alle vendite di petrolio». Quale la conseguenza di questo fallimento?
«Il fallimento di questa mossa» spiega Robb, «significa che con la morte del Re, Isis ha un’occasione d’oro per allargarsi a sud per prendere la Mecca e Medina. Una testa di ponte a sud sarebbe capitalizzata con la crescente fragilità, di un paese già fragile, causata dalla successione. Permetterebbe inoltre a Isis di continuare la sua impressionante serie di vittorie in campo». E come avvererà tutto questo? Per il polemogo Usa si tratta di una guerra open source che otterrà una vittoria morale.
«ISIS starebbe spostando le sue forze in Siria e Iraq verso sud. Ci sono indicazioni in tal senso. Queste forze, quindi, potrebbero attaccare i numerosi posti di frontiera tra Iraq e Arabia Saudita per creare un senso di confusione generalizzato tra le forze di sicurezza saudite. Se fatto correttamente, i rapidi progressi delle bandiere nere potrebbero causare una grande disfatta che farà guadagnare a Isis attrezzature significative e un numero considerevole di nuovi jihadisti, provenienti dalle truppe che potrebbero aderire al jihad di Isis.
Simultanea all’attacco a sud, le cellule di Isis e i simpatizzanti si attiveranno in tutto il Regno, causando disagi e confusione. Con questo, le linee di autorità e comunicazione all’interno del regno inizieranno ad crollare.
Il jihad, avanzando, si collegherà con le forze locali lungo un enorme fronte verso sud, saltando da una città all’altra. La velocità di questo dipenderà da quanto sia disposta la popolazione ad accettare Isis. Tuttavia, dal momento che l’Arabia Saudita ha già indottrinato la sua popolazione con una ideologia religiosa in sintonia con Isis, la velocità può essere molto rapida».
Quali le conseguenze?
«I confini dell’Arabia Saudita potrebbero essere completamente riscritti entro i prossimi due mesi. Nel caos, le truppe di terra statunitensi potrebbero essere schierate per difendere i campi petroliferi ad est (Ghawar, etc.). Questo dispiegamento aumenterebbe radicalmente la capacità di Isis di reclutare e potenzialmente trasformare questa situazione in un jihad regionale». Uno scenario potenzialmente molto verosimile.
Robb conclude il suo ragionamento: «Se questo non si verificasse, Isis ha perso un’opportunità, e staremo tutti meglio per il suo errore». Avremo la risposta in poco tempo.