ISIS. L’Egitto del 2017 è come la Libia del 2015

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In questi giorni i gruppi social media afferenti a ISIS si sono scatenati, in senso letterale per diffondere due documenti: Epic Magazine, volume due e ancora un documento in 5 pagine in inglese che spiega i principi dello Stato Islamico. ISIS è all’anno “terzo” per quanto concerne Siria, Iraq, Francia e Inghilterra, ma si trova all’anno zero in altri stati, quindi bisogna divulgare materiale semplice e accattivante per sostenere la “crescita” dei nuovi fedeli dello Stato Islamico nel mondo. Non solo dal 2014 ad oggi è diventata netta la scissione con al Qaeda rappresentata in Siria da Joulani e quindi ISIS sta cercando in tutti modi di dare vita a una storia della dottrina politica dello Stato Islamico che per certi versi si differenzi da Al Qaeda.

Molta spinta inoltre sta ricevendo la comunicazione da e per il Sinai. È stato postato il video delle operazioni, è uscita la nuova infografica che spiega le battaglie di ISIS in Sinai negli ultimi 100 giorni e un post in cui si dice che radio Al Bayan Sinai si può udire fino al Negev. Il Sinai di oggi è la Libia del 2015. Va sostenuta, alimentata perché può diventare il punto di collegamento tra l’Africa e lo Sham.

Ed infatti in Egitto, ha riaperto il canale notizie di ISIS sul Sinai dopo la cancellazione. Gli oramai consueti droni israeliani hanno sparato sulle abitazioni delle tribù del Sinai.

Segnalati una serie di scontri ad Al Arish, segnalati infatti colpi di artiglieria pesante nell’area urbana; mentre su Rafah piovono razzi. In città, Daesh ha affermato di essersi scontrato con l’esercito egiziano proprio a Rafah. Un post illustra la difficile condizione in cui vivono oggi, al centro del conflitto i beduini: “vivono in case templi, ma oggi sono costretti a spostarsi per colpa dell’esercito egiziano” che effettua le sue operazioni nell’area.

Nelle Filippine, il Generale Ano ha annunciato la morte di Abu Rami, portavoce del gruppo Abu Sayyaf, vicino a ISIS. Mohamar Askalli, alias Abu Rami è stato ucciso dalle forze armate filippine durante gli scontri nell’isola di Bohol, importante centro turistico. Abu Rami era accusato di aver decapitato due ostaggi canadesi e un tedesco; assieme ad Abu Rami sono stati uccisi altri 5 militanti, e 4 poliziotti. Il gruppo di Abu Sayyaf era impegnato, per l’intelligence filippina, in un nuovo rapimento.

Redazione

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