ISIS. La statistica degli attentati in Iraq e Siria

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Un interessante studio del Combating Terrorism Center di West Point, The Fight Goes On: The Islamic State’s Continuing Military Efforts in Liberated Cities, esamina le attività militari dichiarate dallo Stato Islamico in 16 città, 11 in Iraq e cinque in Siria, partendo dall’annunciata data di liberazione della città da ISIS fino all’aprile 2017. In questo periodo, lo Stato islamico afferma di aver eseguito 1468 attacchi in queste 16 città. Il volume delle operazioni militari condotte su obiettivi in queste città dimostra che lo Stato islamico potrebbe tornare a utilizzare forme di guerriglia in Iraq e in Siria, come fatto dal 2003 al 2011, sotto altre sigle.

La sua attività non è uniforme in ognuna delle città.  I principali risultati della ricerca  includono:

  • Il lato sinistro di Mosul, Iraq, è il luogo con il maggior maggior numero di attacchi: nei 30 giorni dopo la liberazione si arriva a 130. Baiji, Iraq, ha il secondo numero più alto di attacchi: 21. Le città in Iraq hanno sperimentato più violenza dopo la liberazione di quanto non sia accaduto in Siria.
  • Lo Stato islamico ha annunciato di avere fatto vittime nel 30 per cento dei suoi attacchi, per un totale di 2.600 morti, circa 8,6 per attacco. Se una simile media venisse applicata in tutto il set di dati al restante 70 per cento degli attacchi, il numero di morti supererebbe i 12 mila.
  • In questi attacchi sono state impiegate un’ampia gamma di tattiche. Si va da attacchi condotti da distanza, impiegando armi come razzi e fucili da cecchino, nel 56 per cento di tutti gli attacchi. Attacchi suicidi: istishhadi e inghimazi sono utilizzati rispettivamente nel cinque e due per cento delle operazioni.
  • Operazioni suicide si sono verificati nel maggior numero dei casi a Baiji, in Iraq, seguita da Shadadi, Siria, e poi da Manbij, in Siria.
  • Le operazioni di suicidio nelle città dopo la liberazione sembrano seguire due modelli. Il primo è il clustering stretto degli attacchi in un periodo relativamente lungo, di solito, ma non sempre, dopo la liberazione della città. Il secondo è un modello di diffusione, in cui gli attacchi sono sparsi per un lungo periodo di tempo.
  • Nelle città irachene, lo Stato islamico prevalentemente ha attaccato sia il governo iracheno che le milizie sciite, con i pesmerga, terzi a lunga distanza. Nelle città siriane, l’opposizione curda è stata presa di mira nella grande maggioranza delle operazioni ISIS nelle città liberate, mentre il regime siriano occupa un ben distanziato secondo posto.

Luigi Medici