Perché i kirghisi aderiscono a ISIS

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KIRGHIZISTAN – Bishkek 02/02/2015. I kirghisi che sono andati in Siria per unirsi allo Stato Islamico o ad altri gruppi sono stati motivati da una varietà di fattori diversi, afferma Tatyana Dronzina, esperto in terrorismo dell’Università di Stato di Sofia, Bulgaria.

In una intervista rilasciata il 2 febbraio a Radio Azattyk, Dronzina ha parlato della sua ricerca nella provincia di Osh nel Kirghizistan meridionale, in cui ha trovato che non esiste un fattore unico che ha spinto i cittadini del Kirghizistan ad andare in Siria per combattere. «Quando si parla di persone che sono andate in Siria non dobbiamo pensare a loro come una singola entità», ha detto «Hanno diverse motivazioni, ci sono diversi gruppi». Secondo Dronzina, molti di coloro che sono andati in Siria avevano frequentato solo nove anni di istruzione e poi avevano lasciato il Kirghizistan per lavorare in Russia o altrove. «Queste persone hanno una visione ristretta; a questo dato si aggiunge la discriminazione e la pressione nei loro confronti sul mercato del lavoro. Non hanno una vita facile», ha detto Dronzina a Radio Azattyk. Altri cittadini del Kirghizistan, donne comprese, sono partiti per la Siria a causa di problemi nella loro vita personale: «Alcune donne sono partite a causa dei loro fidanzati, altre hanno incontrati lì dei ragazz e poi sono andate a unirsi a loro, ci sono quelli che sono partiti per paura di non essere in grado di mettere su famiglia in Kirghizistan (…) C’è anche chi è alla ricerca di romanticismo», ha detto Dronzina. Secondo la studiosa, un certo numero proveniente dall’Asia centrale è andati in Siria per motivi religiosi, al fine di lottare per uno stato specificamente islamico; un “Nuovo mondo” da costruire. Per affrontare al meglio la questione del Kirghizistan e di altri stati dell’Asia centrale, i governi devono ricordare che non esiste un unico fattore motivante, ha ribadito, Dronzina: «Se il governo vuole avere strategie efficaci … deve differenziare le sue strategie (…) non è possibile applicare la stessa strategia per tutti». Considerando proprio il lavoro di ricerca della professoressa Dronzina, il governo del Kirghizistan ha già mosso i primi passi in questa direzione realizzando attività di ricerca sulla radicalizzazione. Nel vicino Kazakhstan, il governo ha aperto un numero verde, una hotline H24, in cui gli interessati possono chiamare per chiedere consigli sulla radicalizzazione. Secondo il sito web del ministero kazako della Cultura e Sport, il numero verde è destinato a rispondere a domande su questioni tra cui l’imposizione di «strane idee religiose» e quelli preoccupati per se stessi o membri della famiglia «sotto l’influenza di persone o organizzazioni a carattere religioso dubbie». Non è chiaro, tuttavia, quanto sia efficace questo programma per lottare contro il flusso di cittadini kazaki che si uniscono al gruppo in Medio Oriente.