3 richiedenti asilo che hanno lasciato Israele giustiziati da ISIS

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ISRAELE – Gerusalemme. 21/04/15. La Hotline per i rifugiati e migranti ha riferito oggi che tre richiedenti asilo che hanno lasciato Israele per un paese terzo lo scorso anno sono stati giustiziati dallo Stato Islamico in Libia. Fonte haaretz.com.

Secondo il rapporto, le vittime sono state identificate dai familiari e amici. I tre richiedenti asilo erano eritrei e sono stati probabilmente rapiti insieme ad un gruppo di etiopi cristiani. L’esecuzione raccapricciante del gruppo è stata filmato e messa on line da ISIS Domenica. Almeno uno dei tre richiedenti asilo, T., era nel centro di detenzione Holot nel Negev. Un parente di T., Mesi, ha detto alla testata Haaretz che la famiglia lo ha identificato nel video ISIS. «Egli appare nel video e nelle fotografie, è lui sicuramente» ha detto. «Era stato in Israele dalla fine del 2007». Secondo Mesi, T. «È tornato in Uganda o Rwanda – credo Rwanda -. Dove lui e gli atri richiedenti asilo non sono stati accettati e da lì l’uomo avrebbe continuato il suo percorso via Sudan, e dal Sudan alla Libia». Ha detto che non era in grado di rimanere in Libia, e ha cercato di raggiungere l’Europa via mare. Il familiare ha raccontato al giornalista di Haaretz che l’uomo si era imbarcato in Libia ma l’imbarcazione era rientrata e lui fu arrestato insieme agli altri imbarcati senza documenti. Secondo fonti non confermate l’uomo e gli altri giustiziati da ISIS sarebbero stati prelevati direttamente dalle carceri. Mesi ha detto «Ho cercato di dissuadere T. a imbarcarsi. Gli avevamo chiesto di prendere un aereo. Gli ho chiesto di non farlo. Egli non ci ha detto di aver firmato [documenti] per uscire dal carcere». Ha aggiunto che lei e altri amici di T. hanno cercato di dirgli che «le cose potevano cambiate in meglio, che [i richiedenti asilo] sarebbero stati liberati da Holot». Mesi ha aggiunto che non ha tenuto in contatto con T. dopo aver lasciato Israele, ma ha ricevuto aggiornamenti dal fratello, che risiede in Norvegia. «Mi ha detto che T. era arrivato in Sudan e Libia e che lui non aveva dato sue notizie per lungo tempo perché era in un carcere libico. Ha detto che il fratello di T. ha visto le immagini di esecuzione ISIS, ma non pensava che suo fratello era tra il gruppo di cristiani etiopi». Il mese scorso, l’Autorità del Ministero dell’Interno per la Popolazione e Immigrazione di Israele, ha confermato un rapporto di Haaretz, secondo cui che l’amministrazione intende iniziare a deportare i richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea e dal Sudan ai paesi terzi in Africa, anche senza il loro consenso.
L’autorità non ha rivelato l’identità di quei paesi o la natura degli accordi, ma sono apparentemente Uganda e Rwanda, dove circa 1.500 richiedenti asilo sono già stati inviati lo scorso anno dopo aver firmato una dichiarazione che la loro partenza era volontaria. In base alla nuova politica, i richiedenti asilo provenienti da Eritrea e Sudan potranno essere espulsi senza il loro consenso. Coloro che rifiutano saranno imprigionati a Saharonim un carcere nel sud di Israele per un periodo indeterminato.