ISIS descrive i suoi attacchi hit & run

82

Lo Stato Islamico spiega  il suo concetto di guerra hit-and-run: per difendersi da 68 nemici che attaccano contemporaneamente ISIS, al Califfato non resta di fatto altra scelta: attaccare e fuggire.  C’è molta attesa per un video da Mosul che mostrerà le nuove tecniche di combattimento di ISIS. Nei 46 secondi di promo si evince, per esempio che gli uomini “bomba” mandati con i loro mezzi imbottiti di esplosivo a morire sono azionati da remoto da una centrale operativa che li sorveglia via video con droni. Ma la notizia di questi giorni è l’apertura della filiale in Khasmir di ISIS. Filiale che ha dato alla pubblicazione social una infografica dove si minaccia di colpire il Taj Mahal con un attentatore suicida. E ancora sono almeno cinque i canali ufficiali in lingua Urdu che postano notizie per l’India e dall’est Asiatico.

Giornate di attacchi anche fuori dai confini di Mosul. Per comprendere come ISIS rivendichi e descriva le sue azioni ecco come descrive in un comunicato l’attentato portato avanti da 4 inghimazi nella regione di Tarmiyyah, Baghdad il 17 marzo, in una semplice traslitterazione del comunicato: «Basandosi sulla legge di Allah, i nostri fratelli inghimasi Abul-Qa’qaa ‘al-‘Iraqi, Abu Ibrahim al-Turki, Abul-Harith ash- Shami e Abu’ Uthman ash-Shami (che Allah li accetti), hanno preso la via verso la roccaforte del murtadd (infedele, ndr) Latif al-Jari, il comandante della cosiddetta “The Regiment challenging” e il funzionario della mobilitazione Rafidi (sciita, ndr) a nord di Baghdad. Gli inghimasi (atentatori suicidi che prima attaccano con armi leggere, ndr) hanno effettuato una operazione di infiltrazione, passando diverse fortificazioni scontrandosi con le guardie del murtadd usando armi leggere e bombe a mano.

Dopo l’esecuzione, i nostri fratelli hanno fatto esplodere i loro giubbotti esplosivi sul resto del murtaddin, uccidendo il comandante e 10 delle sue guardie e ferendo gravemente molti altri. Chiediamo ad Allah di accettare i nostri fratelli in paradiso, ogni lode è dovuta a lui». A Mosul città, poi, non sono mancati gli attentati suicidi per bloccare l’avanzata delle truppe irachene e alleati, nell’area sud dove a combattere ci sono le forze speciali americane. Di seguito  un’altra descrizione degli eventi, traslitterata dal comunicato di rivendicazione dell’attentato che descrive come avvengono simili eventi criminali; in questo caso 7 mezzi dell’esercito iracheno vengono distrutti e molti uomini: «7 veicoli dell’esercito Rafida (sciita) e della milizia sono distrutti o danneggiati in una operazione Istishhadi (suicida, ndr) a sud di Mosul. Dopo aver chiesto l’aiuto di Allah, il nostro fratello istishhadi Abu al-Jannah Maslawi (che Allah lo accetti) ha fatto esplodere il suo veicolo esplosivo in mezzo a un raduno della polizia federale Rafida e delle cosiddette forze di reazione rapida nel settore della ‘Ukaydat sud di Mosul. È riuscito a distruggere un Humvee e 3 veicoli militari (tra cui un veicolo montato con un cannone da 106 millimetri), oltre alla disattivazione di 2 Humvee e un veicolo a quattro ruote motrici. L’operazione ha portato anche alla distruzione di un edificio in cui si erano trincerati diversi soldati. D’altra parte, 15 soldati (di cui 2 agenti) sono stati uccisi con il fuoco dei cecchini in diversi quartieri sul lato destro della città, e ogni lode è dovuta ad Allah». Le operazioni del Califfato in città quindi stanno rallentando parecchio l’avanzata delle forze alleate, l’utilizzo di suicidi, nelle due modalità operative rende difficile e complesso il controllo del territorio. Andando in Siria, la notizia che, invece, ha preoccupato i media e social media del mondo arabo nei giorni scorsi è la risposta al fuoco israeliano dei siriani che hanno abbattuto un jet israeliano.

Gli israeliani hanno ucciso un leader di Hezbollah a Homs: Badie Hama. E i siriani hanno risposto tirando giù il jet. A Raqqa si prepara ancora il terreno, secondo le fonti social la battaglia vera e propria partirà ad aprile e sarà un bagno di sangue. Però ora si bombarda a tappeto su tutta l’area ancora in mano a ISIS. Tra l’11 e il 12 marzo bombe USA hanno ucciso 22 civili a Raqqa. Ha molto colpito l’attenzione nei giorni scorsi un raid aereo americano intono alle 19.50 (ora di pubblicazione della prima notizia) ha bombardato una moschea dedicata a Umar Ibn Khataab a Al-Jeenah zona ovest di Aleppo, zona dove c’erano i ribelli. La moschea occupata da 300 persone sarebbe stata bombardata da GBU-12 Paveway II e Hellfire sparati dai droni. I residenti hanno detto che, mentre i civili cercavano di fuggire, sono stati sparati gli Hellfire.

Secondo le stime ufficiali i morti sono arrivati a 75 con oltre cento feriti ma alcuni account parlano di 200 morti. Questa azione che secondo gli USA aveva come obiettivo l’uccisione di membri di al Qaeda per ora ha sollevato gli animi e l’odio nei loro confronti dei siriani. Quindi ora oltre a temere ISIS dovrà temere tutti i sunniti siriani.

Redazione

DAESH MATRIX è il secondo volume dedicato al fenomeno dello Stato Islamico. 

È possibile acquistare il libro su Tabook.it