Il posto di ISIS nel XXI secolo

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ITALIA – Roma 08/05/2015. Sul sito del Gatestone Institute è uscita un’interessante riflessone di Charles Crawford, ex diplomatico britannico già ambasciatore a Sarajevo, Belgrado e Varsavia e oggi consulente per la comunicazione, sulla risposta europea nei confronti della minaccia dello Stato Islamico.

Crawford afferma di essere rimasto senza parole quando «un esperto americano su questi temi ha risposto che di gran lunga la cosa migliore da fare con Isil era non fare proprio nulla: il Medio Oriente e più ampiamente il “mondo musulmano” era destinato a subire le conseguenze di una massiccia guerra civile, occorreva lasciarli andare avanti e fare il punto, una volta chiarita la situazione». Crawford si scaglia contro l’apatia europea e la mole di dati, inutili e a senso unico, che vengono prodotti perché «prima o poi, uno dei nostri leader deve andare ad affrontare i media o il pubblico, e spiegare in poche parole ciò che sta accadendo, e cosa fare al riguardo.
Qualsiasi dichiarazione deve compiere due attività di base. Descrivere l’azione proposta e spiegare perché tale azione ha un senso. E deve farlo in maniera convincente, mentre si imposta un tono convincente». Per Crawford, la dichiarerei di Obama dell’agosto 2014 è stata un fiasco: «Non è riuscito a trasmettere l’urgenza, e si incorniciata sullo sfondo delle prodezze golfistiche del presidente. Soprattutto, l’idea filosofica centrale era infallibilmente sbagliata: “Una cosa siamo tutti d’accordo è che un gruppo come Isil non ha posto nel XXI secolo».
La critica feroce dell’ex ambasciatore (a sinistra), poi prosegue al vetriolo: «Perché dovremmo essere d’accordo su questo, quando è terribilmente ovvio (a) che ISIL ha un posto in questo secolo e (b) che il suo posto tende a crescere, anche attraverso l’interesse dei giovani dalle nostre società post-moderne che (…) barcollando di fronte al ritorno della gloria cruenta del Medioevo?». «Una cosa su cui forse possiamo tutti essere d’accordo è che il peggiore dei mondi è quello che appare provvisorio o indeciso (…) I bombardamenti di precisione su obiettivi ad hoc possono sì degradare e demoralizzare Isil in una certa misura. Ma non fanno molto per affrontare l’impulso ideologico, affascinante e primitivo, che Isil rappresenta. Anzi
potrebbero anche incoraggiarlo. Crawford alla fine del suo ragionamento suggerisce alcuni punti fermi, alcune «misure per difendere la nostra civiltà» e «cercare di fermare la diffusione» dello Stato Islamico, «alzando il costo immediato» per i suoi sostenitori: « In altre parole, se vogliamo davvero pensare che Isil non ha posto nel nostro secolo, cominciamo a dare sostanza a questa idea.
▪ Proclamare che chiunque voglia unirsi a Isil viene inscritto su un elenco internazionale di presunti criminali di guerra, con la conseguenza di essere un fuorilegge per il resto della sua vita.
▪ Dichiarare che in nessun caso uno stato o il “Califfato”, creato da Isil, sarà mai ammesso in una seria organizzazione internazionale.
▪ Annunciare che tutte le aziende occidentali che fanno affari con altre società di trading collegate a Isil o che incrementano le sue finanze rischiano multe brutali e le sue attività verranno bloccate a tempo indeterminato sui mercati occidentali.
▪ Le relazioni diplomatiche e commerciali con tutti i paesi che hanno sostenuto direttamente Isil saranno interrotte immediatamente. E così via».