ISIS visto da Astana

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KAZAKHSTAN – Astana. 02/07714. La testata tengrinews.kz ha pubblicato la riflessione di un analista politico kazako Erlan Karin sul fatto che ISIS (o ISIL Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) stia reclutando kazaki e persone provenienti dal Centro Asia. Il suo punto di partenza è che ISIS o meglio la sua espansione in Iraq fa parte di un grande gioco geopolitico in Medio Oriente.

 

Dopo aver conquistato la città settentrionale di Mosul, cinque aree di cinque province a nord e a ovest di Baghdad questo mese, ISIS, noto per le sue tattiche spietate e kamikaze, ha dichiarato di aver dato vita a un “califfato islamico” che si estende da Aleppo nella Siria settentrionale a Diyala in Iraq, e ha sostenuto la leadership dei musulmani di tutto il mondo. In una registrazione audio distribuito online, ISIS ha dichiarato che il suo capo è Abu Bakr al-Baghdadi, “califfo” e «leader per i musulmani in tutto il mondo».

«La maggior parte delle ambasciate e delle organizzazioni internazionali nel settore hanno evacuato il loro personale e i rappresentanti dalla città di Baghdad, la capitale dell’Iraq, chiosando come insufficiente la sicurezza nel Paese. ISIS dopo aver conquistando le città, istituisce nuove leggi, risultato di politiche volte a spremere diversi gruppi sunniti e la creazione di un enclave», suggerisce Karin, aggiungendo che ISIS non era solo una forte organizzazione militare, ma anche una forza politica.

«Come analista che studia i problemi del terrorismo, mi sono convinto da tempo che un gruppo terroristico è uno strumento per la lotta geopolitica. In un modo o nell’altro, tale gruppo è sostenuto da interessi di particolari stati, agenzie di intelligence e governi. Ed è ovvio che ISIS non è emersa da sola. È anche uno strumento di qualcuno. Visto lo scenario di una nuova divisione Iraq e Siria lungo i nuovi confini», ha detto Karin.

Karin ha parlato poi anche delle tattiche politiche di ISIS. «Diversi mesi fa, estremisti su Twitter e Facebook caricavano video e foto di militanti che arrivano in Iraq e bruciavano i loro passaporti. Ma di recente hanno iniziato a caricare foto e video di militanti che non danno fuoco ai loro passaporti originari, ma vi applicano la marca da bollo di ISIS (non iracheno). Questo dimostra che ISIS è organizzata ed efficiente, non solo in azioni militari, ma anche nella creazione di strutture politiche. «È un’organizzazione molto insolita. Sembra che consiglieri militari non siano i soli a portare avanti il gruppo, ma vi siano anche consiglieri politici» ha detto.

Uno dei passaporti nel video presumibilmente apparteneva ad un cittadino del Kazakistan. Karin ha affermato che i cittadini del Kazakhstan, che hanno combattuto contro le forze governative in Siria, si sono spostati verso il territorio dell’Iraq. L’analista ha spiegato a cosa porta la vicinanza del conflitto in corso in Kazakistan e Asia Centrale: «Tutto questo è molto vicino, soprattutto se si considera non in termini di distanze, ma in termini di accessibilità. Ad esempio, la Turchia, un regime di esenzione dal visto, da lì si va in Iraq e in Siria che sono stati vicinissimi».
Karin ha detto che c’è stata una nuova tendenza nel formare unità militari in Siria, ovvero stavano diventando su base etnica. I militanti provenienti dall’Asia centrale erano per lo più rappresentati da uzbeki. C’erano almeno due unità etniche uzbeke che hanno prendono parte alle operazioni militari. Secondo l’analista, tali unità etniche possono essere successivamente utilizzate contro i loro paesi d’origine. «Ci sono stati casi in Asia centrale già: 25 cittadini kirghizi che tornavano dalle zone di combattimento in Siria e ha tentato atti di terrorismo nel paese e sono ora in carcere in Kirghizistan», l’ha ricordato. Ci sono alcune informazioni che suggeriscono che i nativi dell’Asia Centrale hanno addirittura raggiunto posizioni di rilievo all’interno della ISIS, aggiungendo la preoccupazione che il conflitto avrà conseguenze di vasta portata per la regione. Secondo Karin, i gruppi radicali composti da cittadini dell’Asia centrale sono scarsi, ma molto attivo e molto radicali.

«Molti dei militanti provenienti dai paesi dell’Asia Centrale, in particolare i cittadini di Uzbekistan e Kirghizistan combattimenti in Siria, sono stati reclutati o almeno trasferiti dall’organizzazione chiamata all’Unione della Jihad islamica che si basa in Waziristan, in Pakistan. Questo gruppo era stato lì [in Pakistan] per un bel po’, utilizzato per azioni in Afghanistan, in cui sono stati registrati inaspettatamente molti casi, poi sono stati trasferiti da immigrati dall’Asia centrale verso la Siria», ha detto Karin. «Mentre i governi stanno cercando di risolvere autonomamente il problema, i gruppi terroristici e radicali provenienti da diversi paesi stanno sviluppando interazioni e coordinano le loro azioni, fornendo assistenza reciproca, organizzativa e logistico» ha spiegato l’analista. Karin ha anche sottolineato che Internet ha giocato un ruolo importante nel reclutamento di militanti e nella promozione delle loro idee. Ha dissipato le ipotesi che il reclutamento potesse avvenire con successo solo all’interno dei paesi islamici o arabi. Come esempio, ha parlato di due cittadini del Kazakistan, che sono stati reclutati dai gruppi radicali siriani ma non in Siria. Bensì uno in Svezia, l’altro negli Stati Uniti.

Karin ha anche detto che tra i militanti ci sono molti cittadini europei. Secondo le statistiche ufficiali i militanti dall’Europa sono più numerosi che quelli da altri paesi: 700 dalla Gran Bretagna, 400 dalla Francia, 300 dal Belgio, 200 dalla Germania. La recente sparatoria in un museo ebraico a Bruxelles, è stato istigato da un cittadino francese che è tornato dalla Siria.
Secondo Karin il conflitto in Medio Oriente sarebbe stato risolto molto più velocemente se dietro non vi fossero gli interessi di un altro paese: «Ci sono interessi di altre forze che stanno dietro ISIS. La loro attrezzatura è molto buona. Analizzando i video vediamo che ISIS non sono talebani pakistani che se ne andavano in giro con vecchi fucili Kalashnikov. La loro attrezzatura è buona come quella degli eserciti regolari. Il loro equipaggiamento e le armi sono nuove di zecca. Questo è un tipico confronto globale mescolato con intrighi mediorientali sornioni, una situazione molto complicata in termini di combinazioni politiche di varie fazioni e coalizioni» internazionali aggiunge Karin.

«Penso che le cose che stanno accadendo oggi in Iraq servono gli interessi di attori globali. Ma, essi [i governi locali] stanno iniziando a rendersi conto che alla fine tutto si rivolterà contro di loro. La storia di bin Laden non ha insegnato loro nulla. Al-Qaeda e Bin Laden erano una comunità di persone utilizzate nel confronto globale. Tuttavia, dopo un po’, quando lo scontro si è placato e quando l’attenzione si è spostata ad altre questioni, erano semplicemente lasciati a se stessi. Così, fuori controllo, si rivolsero contro i loro ex compagni». «Ho sempre scritto nei miei libri: Il terrorismo è uno strumento della politica ombra», ha concluso Karin.