La potenza di Isil

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IRAQ – Fallujah 07/01/2014. «I gruppi armati di al-Qaeda hanno lasciato Fallujah in Iraq nelle mani delle tribù locali (…) Isil non si trova più in città, è in città», queste  dichiarazioni giungono dai luoghi degli scontri e dallo sceicco Ali al-Hammad che fa riferimento al gruppo dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Si lascia intendere insomma che attualmente i gruppi terroristici avrebbero lasciato la città  in mano ai capi delle tribù locali che ora ne difendono la posizione. Fallujah rappresenta un luogo simbolo per i sunniti e la chiamano la Gerusalemme dell’Iraq. 

I funzionari iracheni invece dichiarano che i militanti Isil sono in possesso di Fallujah, che era già da qualche tempo fuori dal controllo governativo, e che uomini armati hanno anche sequestrato alcune zone di Anbar nella zona più a ovest. Questa nuova ondata di violenza deriva dai disordini scoppiati il 30 dicembre 2013, quando l’esercito ha sgomberato un campo di protesta anti-governativo a Ramadi, altra città della provincia in mano  ai ribelli, perché, secondo le autorità, era utilizzato come quartier generale della leadership di al-Qaeda, con il successivo arresto di un deputato sunnita. Questo però ha dato la possibilità ai militanti del gruppo terroristico «Stato islamico dell’Iraq e il Levante” (Isil), che opera in Iraq e in Siria, di infiltrarsi potentemente, allearsi con una parte dei residenti e prendere il potere.

Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki ha invitato la popolazione ad espellere i gruppi armati dalla città per evitare di finire sotto il fuoco delle parti, l’esercito regolare si è posizionato ai bordi della centro abitato per dare  tempo ai residenti di allontanarsi dai luoghi dei possibili scontri, per poi lanciare un attacco contro i terroristi per riprendere il controllo dei territori ad ovest di Baghdad, dove anche le forze americane avevano più volte combattuto i ribelli. Il consigliere del premier ha detto in una intervista che i militanti  stanno portando armi attraverso il confine siriano, probabilmente inviate dall’Arabia Saudita. Intanto le forze speciali hanno già condotto operazioni all’interno della città, ha detto il funzionario.

Da Washington arrivano dichiarazioni da parte delle autorità americane di appoggio nei confronti del governo di Baghdad, cui verrà concesso tutto l’aiuto possibile nella lotta contro i militanti di Al -Qaeda, ma senza invio di nuove truppe. Kerry ha detto che gli Stati Uniti sono molto preoccupati per la nuova tragica situazione e per il manifestarsi, sempre più attivo che mai di Isil, ma dichiara che questa è una lotta che riguarda solo l’Iraq e spetta a loro sconfiggere la nuova ondata di terrorismo.

L’intervento americano, iniziato nel 2003 e terminato nel 2011, ha purtroppo in parte distrutto gli equilibri interni tra sunniti e sciiti dell’Iraq determinando lo sviluppo di consorterie  legate alla rete di al-Qaeda che continua la sua formazione in Pakistan e in alcune aree remote dell’Afghanistan, che guida l’asse siro-iracheno determinando una grave instabilità politica nei due paesi, e all’interno dell’Afghanistan che, nonostante la presenza delle truppe internazionali, continua a subire attacchi da parte degli insurgent. Per sconfiggere il terrorismo bisognerebbe intervenire sui finanziamenti esterni di paesi interessati a detenere in controllo dell’area. Sorge il sospetto che manchi davvero la volontà di affrontare il problema, forse nel caos è davvero più semplice controllare l’economia di una regione che continua ad essere a rappresentare il centro del mondo a cui nessuno sembra voler rinunciare.