L’ISEE favorirà i “poveri” immigrati

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ITALIA – Roma. 04/12/13. Il nuovo ISEE, battezzato ieri dal governo Letta, è secondo il ministro per il lavoro Giovannini, un atto: «a forte valenza etica e rappresenta un tassello fondamentale per sviluppare politiche efficaci di contrasto alla povertà, come quelle basate sul Sostegno dell’Inclusione sociale attiva (Sia)». Durante la conferenza stampa di ieri, e su alcune testate giornalistiche nazionali di oggi, il provvedimento, per ora su carta, è la panacea di tutti i mali.

Secondo la descrizione del ministro per il Lavoro, verranno aiutati i poveri e non “sovvenzionati” i ricchi. L’ISEE è stato chiosato anche come uno strumento “anti-furbetti”. 

In realtà è l’ennesima patrimoniale nascosta. Perché se hai un immobile di proprietà e sei disoccupato, hai meno diritti di chi lavora e paga un affito. Non solo se sei un anziano con casa di proprietà e di pensione porti a casa 500 euro, che non ti bastano per arrivare a fine mese, hai meno diritti di una famiglia di immigrati che lavorano in nero, dichiarando di essere disoccupati ma che vivono in affitto e hanno tre figli.

L’Italia, già in fase pre-elettorale, tende a favorire gli stranieri residenti, a breve elettori, rispetto ai cittadini che hanno sempre pagato le tasse. Forse con 14.000 euro al mese di stipendio è difficile mettersi nei panni di chi ne guadagna quando va bene 800. O ancora peggio di chi ha un mutuo da pagare, ha perso il lavoro, e non ha riserve monetarie a cui poter attingere.

Se negli anni ’60 avere una casa di proprietà era il sogno di una vita e la si riusciva a comprare normalmente con il tfr, oggi è una maledizione, perché questo da diritto allo Stato, non più al servizio del cittadino, ma solo inquisitore, di vessarti.  

Per alcuni staremmo parlanfo alla pancia dei cittadini ma è una pancia che è vicina all’esasperazione, viste le continue sperequazioni cui assistiamo e di cui spesso siamo vittime. Tra le sperequazioni, perché in Italia la perequazione non esiste in nessun settore, ogni giorno si assistono a delle cose aberranti senza che nessuno intervenga. Per esempio: in alcuni ospedali della capitale dalle 01:00 alle 03.00 del mattino si assiste all’arrivo in massima di persone straniere senza documenti, venute per farsi visitare. Per lo più si tratta di immigrati clandestini che lavorano in nero nei locali, ristoranti, pizzerie, alberghi (spesso di connazionali) i quali sanno che a quell’ora faranno meno file. Le visite più richieste sono, soprattutto per le donne, quelle ginecologiche e per gli uomini quelle generiche, urologiche. Tutto a carico del Ssn pagato dai cittadini italiani, ne parlano gli stessi operatori e gli sprechi della sanità non sono solo qui ma questo è un fenomeno tangibile foriero di mugugni e mal di pancia.

Non solo, sempre per tornare all’ISEE già si assiste, per esempio nell’affidamento dei posti nell’asilo nido a un’ulteriore sperequazione. Un nucleo famigliare, moglie marito e bambino con i genitori che lavorano non entra nelle graduatorie, ergo la famglia non solo viene gravata di una spesa ulteriore, ma non ha diritto al posto in asilo, al contrario una famiglia di extracomunitari, ufficialmente senza lavoro, ha diritto al posto in asilo nido. La voce di parecchi genitori è solo una: “come mai se sono senza lavoro, questi devono mettere i figli al nido?”. Populisti? Grillini? No. Solo persone che vivono nel mondo reale quotidianamente. 

In sostanza chi paga le tasse non ha diritti, chi non le paga, chi non dichiara redditi, ma lavora in nero ha diritto all’assistenza socio sanitaria: si tratta ovviamente di italiani e di stranieri. In ogni caso la colpa non è degli immigrati, che sono persone alla ricerca di una vita migliore, ma è della politica disattenta, di chi la vota, di chi la incarna, presa dalla necessità di perpetuarsi e contemporaneamente disattenta alle necessità di un paese che sta lentamente ma inesorabilmente contribuendo ad affossare. 

Non ci sono norme che obblighino le imprese straniere, che operano sul territorio italiano, ad assumere personale locale, non ci sono numeri limite per l’arrivo di immigrati in Italia, non ci sono norme che favoriscano l’ingresso nel mondo del lavoro dei cervelli in Italia e non ci sono nemmeno norme che facciano venire a lavorare in Italia i migliori cervelli esteri. 

Siamo diventati una sorta di enorme ventre molle dove la malavita, gli evasori, e i finti nullatenenti sanno di non rischiare, perché sono garantiti da chi li dovrebbe perseguire. 

Per tornare al nostro “strumento anti furbetti” vorremmo, visto che il minsitro del Lavoro Giovannini ha parlato di numeri e statistiche, se fosse possibile, che fossero preparate una serie di comparazioni: per farci capire se alla fine questo strumento ISEE aiuterà i poveri o servirà solo a diminuire la spesa pubblica nel settore socio sanitario.