Isaf entra nella campagna elettorale afgana

43

AFGHANISTAN – Kabul 09/10/2013. Il Presidente afgano Hamid Karzai ha espresso parole critiche nei confronti dell’operato della Nato dichiarando che: «Sul fronte della sicurezza l’esercizio della Nato in Afghanistan ha causato molta sofferenza sulla popolazione locale con un elevato numero di morti senza portare nessun guadagno al paese, a tutt’oggi privo di sicurezza». In sostanza dalle sue dichiarazioni emerge che i militari si sarebbero concentrati sulla lotta all’interno dei villaggi afghani lasciando che i talebani agissero e progettassero il loro futuro indisturbati nei  sicuri rifugi in Pakistan.

Appare chiaro che la campagna elettorale è ormai cominciata, mancano infatti 6 mesi alle elezioni,  e chi sta al potere deve fare un bilancio, possibilmente favorevole, della sua amministrazione. «Non sono felice di affermare che nel paese vi è una sicurezza solo parziale. Non era quello a cui auspicavamo. Quello che volevamo era ottenere la sicurezza in tutto il territorio e garantire la lotta al terrorismo», ha detto Karzai sottolineando che la sua priorità è ora quella di riportare pace e sicurezza in Afghanistan e se sarà necessario anche trovare un accordo con i talebani. Ha ribadito che il suo governo si è sempre impegnato nelle trattative con la linea più estrema del gruppo con un obiettivo in mente: «Sono afgani. Il presidente afgano, il governo afgano possono offrire ai talebani collaborazioni  nel governo, e dare loro il benvenuto. Ma sarà il popolo a nominare i suoi rappresentanti attraverso le elezioni e i talebani dovrebbero partecipare a queste».

Per quanto concerne al problema dei diritti delle donne ha voluto respingere ogni preoccupazione in quanto secondo il suo parere l’elezione di esponenti di questo movimento politico estremista non potrebbe sacrificare quanto sino ad oggi ottenuto in termini di diritti: «Il ritorno dei talebani non metterà a repentaglio i progressi ottenuti. Questo paese ha bisogno di pace. Sono pronto a lottare per questo e per promuovere la causa delle donne afghane. Alle ragazze afghane verranno garantiti il diritto all’istruzione superiore e migliori opportunità di lavoro e i talebani non potrebbero mai rallentare questo processo di trasformazione sociale».

Il leader riguardo alla richiesta Usa di siglare l’accordo afgano sulla sicurezza bilaterale che servirà a formalizzare le relazioni Usa – Afghanistan, dopo il 2014, riguardanti il ritiro delle truppe ha dichiarato di non aveva molta fretta a sottoscriverlo. In sostanza Karzai ha voluto sferzare una nuova linea sostenendo che l’accordo sarebbe stato firmato solo se favorevole alle esigenze del suo paese. Se le cose dovessero proseguire in questa direzione la situazione andrebbe a complicare tutte le operazioni relative al processo di transizione.  In questi ultimi anni il clima si era già fatto pesante, le aggressioni ai convogli militari sempre più numerose ora con questo attacco frontale alla Nato la degenerazione dei rapporti pare evidente. Karzai ha in qualche modo accusato questa presenza come una minaccia alla sovranità afgana. Gli Stati Uniti a questo punto potrebbero prendere in considerazione un’opzione “truppe zero”, sempre che il leader non abbia un altro ravvedimento.

Per meglio comprendere cosa stia accadendo è necessario ripercorrere all’indietro la storia e ricordare che Isaf (International Security Assistance Force) è una missione ultra-decennale che opera a supporto del governo afgano sulla base di una prima risoluzione Onu (la n. 1386 del 20 dicembre 2001) e di una seconda, che allargava le aree di competenza (la n. 1510 del 2003). È composta da una forza internazionale  che impiega militari provenienti da circa quaranta paesi diversi. Con questa missione si intendeva creare un percorso di stabilizzazione del paese, la predisposizione di una forza di intervento internazionale incaricata di garantire un ambiente sicuro prima nella sola area di Kabul e in una seconda fase anche nel resto del paese. Nella capitale afgana, dopo la caduta del regime talebano, a seguito delle operazioni militari condotte nell’ambito della missione Enduring Freedom, il 22 dicembre 2001 si insediava l’Autorità provvisoria afgana guidata da Hamid Karzai.

All’inizio dell’operazione Isaf la collaborazione con le istituzioni era perfetta e c’erano intenti comuni. Dal 2005 i rapporti hanno cominciato a deteriorarsi e purtroppo la morte di civili è progressivamente cresciuta, secondo Karzai a causa di questa “invasione dei villaggi” da parte dei militari, provocando un danno al popolo afghano. Il sopraggiungere poi delle critiche mosse al suo governo di corruzione e politica fallimentare su più fronti ha causato molti danni al progresso del paese, anche perché, ha poi sostenuto, la corruzione non è interna al suo paese, ma di derivazione straniera. «Molti soldi sono stati usati per comprare lealtà, per comprare la sottomissione dei funzionari del governo afghano, alle politiche e ai disegni ai quali gli afghani non sarebbero stati d’accordo. Questa è la parte principale della corruzione».

Parole forti certo dettate in parte dalla sua consapevole incapacità interna di dare una svolta democratica ad un paese devastato dalla violenza, dalla produzione e smercio dei papaveri da oppio e dalla corruzione. 

Durante il 2008 proprio a seguito di un deterioramento del quadro della sicurezza le strategie della missione sono state modificate insistendo sul sostegno al rafforzamento delle istituzioni afgane con impegno di ulteriori uomini e mezzi. Nel 2010 l’amministrazione Obama si è impegnata per la distruzione di Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan, per la tutela della popolazione attraverso la stabilizzazione con un nuovo impegno finanziario e militare.

Forse i progetti iniziali sono stati troppo irrealisticamente ottimisti e al di là di quelle che possono essere le proprie posizioni in merito alla presenza militare straniera in altri paesi le parole di Karzai, in una fase tanto delicata, sembrano davvero stonate. A difesa potremmo provare a dire che l’avvio alla campagna elettorale può determinare una presa di posizioni differenti, e in questo caso specifico, di distanze da tutto ciò che rischia di allontanare l’elettorato. In questo caso però vi è l’altro fattore ossia l’avanzata talebana degli ultimi periodi. Confinati sulle impervie zone montane e nei lontani villaggi pakistani, dall’arrivo dei caschi blu nel paese, questi hanno lavorato senza sosta e lentamente ricostruito una fitta rete che ora sta nuovamente devastando il paese. Alla vigilia del ritiro della missione anche le istituzioni, pare, stiano cercando possibili dialoghi, inutili a mio parere, con un movimento politico, ma soprattutto militare armato per cercare un possibile accordo. Purtroppo questo atteggiamento rischia solo di destabilizzare ulteriormente l’Afghanistan e mettere a rischio non solo i militari stranieri presenti nel paese, ma anche i diritti e le libertà acquisite in questi anni. Il rischio di tornare indietro e perdere le conquiste fatte in questi 12 anni rischia di diventare una triste realtà.