IRAQ. Sale la tensione con Washington

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Si nota una certa tensione tra Stati Uniti e Iraq. Non a caso, infatti, il quarto gruppo di truppe statunitensi ritirate dalla Siria occidentale e settentrionale sono arrivate nella città settentrionale irachena di Erbil, dopo che il segretario della Difesa statunitense ha annunciato il trasferimento di 1.000 soldati dalla Siria nord-orientale all’Iraq occidentale, in coincidenza con la divulgazione dei piani dell’Iraq per assicurare il confine con la Siria, sullo sfondo delle tensioni tra la Turchia e i curdi in Siria.

Fonti dei media iracheni, citando un funzionario governativo, che avrebbe dichiarato: «Gli Stati Uniti hanno offerto a Baghdad negli ultimi giorni un piano di difesa con il pretesto di impegnare gli sforzi dell’America per assicurare il confine iracheno con la Siria». Confine del governo iracheno soprattutto dalla regione dell’Anbar e del Ninive, riporta Baghdad News. 

Sono mesi che  Adel Abdul Mhadi e i suoi generali discutono di come sorvegliare i confini. La settimana scorsa a tal proposito le truppe irachene hanno iniziato un pattugliamento sul confine siriano intercettando su quattro aree nel Ninive numerosi uomini di Daesh che cercavano di infiltrarsi in Iraq. 

Non a caso, da quando i Turchi hanno colpito i curdi in Siria, sono ripresi gli attacchi di Daesh nel Salahuddin, a Diyala e nord di Baghdad, riporta Al Basaer.

Il New York Times ha riportato in un rapporto che il numero di truppe statunitensi in Iraq, confermando quindi il loro arrivo, negato dalle autorità irachene che parlano di trattative in corso, a circa 6.000 militari, mentre gli esperti di sicurezza ritengono che il numero sia molto più alto di quanto dichiarato.

L’Associazione degli studiosi musulmani in Iraq si è espressa in merito alla presenza statunitense asserendo che  questa decisione degli Stati Uniti contraddice il concetto di sovranità rivendicato dall’attuale governo di Baghdad, e mostra palesemente la realtà della “sovranità irachena” e la dipendenza della decisione di governo degli Stati Uniti e dell’occupazione iraniana, un fatto che non può essere negato alla luce degli interventi americani e iraniani aperti e dichiarati in Iraq.

Graziella Giangiulio