IRAQ. Per l’esercito americano, l’unico vincitore vero è l’Iran

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L’esercito americano ha descritto l’Iran come “l’unico vincitore” in un suo studio sull’intervento iracheno. Il rapporto, composto da oltre 1.000 documenti declassificati, è una valutazione completa dell’intervento degli Stati Uniti in Mesopotamia. Copre l’arco temporale che va dall’occupazione militare dell’Iraq nel 2003 attraverso poi il ritiro degli Stati Uniti, l’ascesa di Daesh, fino all’influenza della Siria e dell’Iran in Iraq.

«Al momento del completamento di questo progetto nel 2018» l’Iran sembra essere «l’unico vincitore», hanno scritto gli autori nel capitolo conclusivo dello studio pubblicato dall’Army Times statunitense il 18 gennaio scorso, riporta PressTv.  

Lo studio, commissionato dall’ex capo di stato maggiore dell’esercito, generale Ray Odierno, nel 2013 e proseguito sotto l’attuale capo dell’esercito, generale Mark Milley, ha subito il rinvio nella pubblicazione fino al 2016, anno in cui è stato completato.

«La guerra in Iraq ha il potenziale per essere uno dei conflitti con più conseguenze nella storia americana. Ha frantumato una lunga tradizione politica contro le guerre preventive (…) Nell’immediato Dopoguerra, il pendolo della politica americana si è spostato al polo opposto con profondo scetticismo nei confronti degli interventi stranieri».

Nella prefazione allo studio, Odierno ha scritto che «chi ha respinto l’idea che ci sia un livello operativo di guerra nella controinsurrezione si è sbagliato»; dopo la guerra, gli Stati Uniti sono entrati in un “altro ciclo storico” come le guerre del passato, dove i leader civili e militari discutono l’utilità del potere terrestre. Ha poi indicato direttamente un esercito eccessivamente carico a livelli di truppe ancora più alti di quelli attuali.

Una questione sollevata ripetutamente nello studio è la mancanza di personale, all’interno delle squadre di combattimento delle brigate dispiegate, disponibili invece per altre operazioni come la guerra in Afghanistan, e la mancanza di una riserva operativa in teatro per le risposte ai grandi eventi.

I punti salienti dello studio, ha aggiunto il rapporto, includono la convalida delle critiche fatte al momento della guerra, e altre che non erano previste e comprese solo negli anni successivi. Gli autori hanno inoltre osservato che la tecnologia non sempre è in grado di compensare la carenza di manodopera, che la guerra di coalizione è stata “largamente infruttuosa” per diverse ragioni, e che la mancata comprensione del funzionamento interno della politica irachena e delle lotte tra gruppi, alcune azioni delle unità militari hanno esacerbato i problemi.

Luigi Medici