IRAQ. Migliaia di ettari bruciati nella piana di Ninive

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In Iraq continuano a divampare le fiamme nei campi. Ieri sera un importante incendio è scoppiato nell’area di Bazawaya, est di Mosul. Secondo quanto riferito a seguito di studi locali, la provincia di Ninive è quella più colpita dagli incendi con più di 2.500 ettari, seguita dalla provincia di Salahuddin con 528 ettari e Al Tamim con 500 ettari. Viene anche indicato che vi sono stati 70 incendi e 250 ettari di campi di grano bruciati nella provincia di Diyala. Si tratta principalmente delle provincie a maggioranza araba sunnita.

Sempre riguardo agli incendi, viene indicato via social media che gli incendi hanno bruciato i campi e le case nel distretto di Bashiga obbligando dozzine di famiglie a fuggire dalle loro case. On line sono uscite le foto dell’area di Ninive dove 15 aree agricole sono distrutte dagli incendi. A riguardo, la provincia di Ninive ha indicato che sono stati registrati cinque nuovi incendi nei campi di grano e orzo nelle ultime ore. 

Una simile devastazione ha i suoi riflessi politici: i deputati della provincia di Diyala hanno messo in guardia contro la rinnovata politica degli scontri settari e del cambio demografico, alla luce anche della questione degli incendi. 

In generale la situazione sociale, politica e della sicurezza del paese mesopotamico sta continuando a peggiorare. Secondo diversi attivisti locali, la protesta popolare sta crescendo, soprattutto nel sud del paese a causa della crisi dell’elettricità, unica soluzione è tornare a manifestare come avviene ogni estate da anni. Ad esempio la zona di Al Rutbah vive da cinque anni senza acqua potabile, elettricità o lavoro. Ed ecco che l’ente gestore della stazione di produzione di energia elettrica termica di Dhi Qar ha messo in guardia sul fatto che la struttura è completamente ferma, privando di corrente elettrica la regione.

Sempre in tema di energia, il Center for Strategic Studies ha indicato che nella provincia di Bassora vengono contrabbandati 500mila barili di petrolio per un valore di 35 milioni di dollari: si tratta del network delle milizie e dei partiti locali sciiti.  

Redazione