IRAQ. L’Iraq rischia di essere stretto nella tenaglia USA-Iran

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Terremoti politici in Iraq, e quasi tutti hanno due origini: il controllo del governatorato di Ninive e lo zampino statunitense negli affari iracheno-iraniani. 

Andiamo con ordine. Haitham al-Jubouri ha lasciato la coalizione al Nasr e in Tv ha detto che questa decisione è stata presa quando Abadi è stato designato come negoziatore con il suo stesso partito. Ricordiamo che al Joubouri è stato accusato di corruzione e poi scagionato dalla magistratura. Resta dunque in carica come capo della commissione Finanze al parlamento; secondo al Jouburi, una figura nell’ufficio dell’ex primo Ministro, Haider Abadi è responsabile della corruzione ai valichi di frontiera, e spiega che il 94% delle entrate dei valichi di frontiera vanno sprecate. Nel frattempo la coalizione Sauron ha conquistato la scena politica di Ninive e si dice, attraverso i media tradizionali, che riportano le parole di Osama Nujaifi presidente della coalizione Alliance, che per questa mossa sono stati pagati sei milioni di dollari. Nel frattempo si cerca di stemperare l’effervescenza delle milizie sciite in massima allerta dopo le dichiarazioni di Trump contro l’Iran: a Baghdad il presidente Salih ha incontrato Hakim e Jaafar al-Sadr. Nel frattempo il vice Segretario Generale della coalizione Movimento e nobiltà, Nasr Al-Shamamri afferma che le basi USA sul suolo iracheno sono 18, nel nord e ovest del Paese.

Il fronte turkmeno ha chiesto a Erdogan di attivare l’accordo di lotta contro il terrorismo siglato tra le parti e ha chiesto il suo intervento nel nord dell’Iraq. Nel frattempo resta alta la tensione Iran- Usa su suolo iracheno. Alcuni analisti iracheni se la sono presa con le minoranze persiane nel mondo definendoli fomentatori di odio. Da sottolineare il fatto che ritorna sempre da più voci e fonti il ruolo della Gran Bretagna in Iraq, ruolo che secondo i media locali sarebbe giocato da battitore libero anche contro gli interessi statunitensi.

Questa preoccupazione politica è manifestata dal partito del Futuro costituzionale Iracheno guidato da Entifadh Kamal Qanbar secondo cui l’Iraq è al centro della tensione USA-Iran e che Israele ha prove che vi sarebbero missili puntati dall’Iran su Erbil, e questo spiegherebbe l’urgenza di far partire 200 tra impiegati e addestratori Usa da Erbil. Sempre sul tema, altri analisti iracheni hanno detto che la Turchia non è più interessata a Ninive, mentre Israele sta cercando di esacerbare i rapporti Washington Teheran. Rimane dunque tesa la situazione tra Iran e USA. L’Iran nel frattempo avrebbe chiesto a Iraq e Qatar di fare da mediatori con gli USA. 

Secondo il Guardian, Qassem Soleimani, comandante delle Guardia rivoluzionarie, avrebbe incontrato i leader delle milizie sciite a Baghdad e gli avrebbe detto di prepararsi alla guerra. Il Guardian potrebbe però rientrare in quella strategia della tensione voluta dalla Gran Bretagna per poter poi proporsi come mediatore tra USA e Iran.

Redazione