IRAQ. L’esercito iracheno vuole essere addestrato dall’Iran

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L’Iraq ancora vive di euforia dopo la tanto attesa nomina dei ministri per la Difesa e per gli interni, tra contenti e scontenti sono fioccate le congratulazioni, come quelle del segretario Generale delle Saraya al Khurasani al neo ministro per gli interni di Yaseen al Yasi, entrambi della stessa tribù. Molto clamore e foto on line su tutti i giornali tradizionali e sui social media del passaggio di consegne e assunzione degli incarichi dei due ministri. In ballo ci sono molte questioni da sistemare come la sicurezza del Paese, la nuova legge sulla cittadinanza, la gestione degli sfollati, la messa in sicurezza delle infrastrutture e la lotta al terrorismo, per non parlare della delicata questione delle tensioni USA-Iran che passano per l’Iraq. Ora manca la nomina del ministro per l’Istruzione da parte di Mahdi.

Il Centro per i diritti a sostegno della libertà di espressione dichiara il suo rifiuto del disegno di legge sulla libertà di espressione in Parlamento e chiede che il Presidente Barham Saleh intervenga e protegga la Costituzione. La nuova legge infatti è altamente restrittiva nei confronti dei giornalisti.

L’ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani rivela la presenza di 55mila gruppi armati di predicatori in Iraq e in Siria. Numero elevato che non fa ben sperare per la costruzione della pace nei due paesi. 

L’esercito iracheno nel frattempo ha chiesto addestramento all’Iran, cosa per altro che già avviene per le rappresentanze delle milizie Badr. Il capo del blocco Badr accusa Trump di voler chiudere ogni strada al dialogo con Khamenei.

La maggior parte del petrolio esportato dall’Iraq è verso l’area del Golfo a dirlo il ministro per le Finanze Fuad Hussein. Secondo cui la regione del Kurdistan non ha ancora ricevuto più della metà della sua quota del budget di 10 trilioni di dinari e ciò che viene pagato è lo stipendio dei dipendenti, obbligo legale dal momento che il personale non può essere punito per una controversia sulla questione del petrolio tra la regione del Kurdistan e il governo centrale.

Redazione