IRAQ. L’economia di Baghdad tra USA Iran e lo spettro della fame

86

L’Iraq è il secondo più grande importatore di merci iraniane: dall’inizio della chiusura da Covid-19, sono state importate merci per un valore di 1,107 miliardi di dollari. A causa degli aumenti di contagi da Covid-19 è stato nuovamente chiuso il valico di frontiera tra il Kurdistan e l’Iran. Secondo l’ex governatore di Ninive Atheel Al Nujafi l’appello alla creazione di una regione sunnita basata sul conflitto tra Usa e Iran è un tentativo di ripetere l’esperienza fallita nel nord della Siria e quindi chiede ai politici iracheni di non cadere in questa trappola soprattutto ora che stanno per riprendere i colloqui con gli Stati Uniti. 

Dall’altra parte, in Iran nella sua prima uscita pubblica da neo presidente del Consiglio iraniano della Shura, Mohammad Baqer Qalibaf, ha detto che non è soddisfatto dei negoziati che l’Iraq dovrebbe condurre con gli Stati Uniti questo mese per ridisegnare la forma delle relazioni tra i due paesi. L’Iran ha investito molto in Iraq a partire dalla lotta contro Daesh; non solo, l’Iraq è stato il paese che ha permesso all’Iran di commercializzare beni e prodotti sotto embargo e sarà molto difficile ora per l’Iran lasciare che il paese si avvicini troppo agli Stati Uniti. 

Tra le altre preoccupazioni politiche irachene, anche la dipendenza economica dell’Iraq dai Paesi del Golfo, in particolare dall’Arabia Saudita che potrebbe mettere a repentaglio la sovranità nazionale irachena. 

Infine il ministero per gli Esteri di Baghdad fa sapere che sono stati rimpatriati 151 iracheni provenienti da Delhi.

Nel frattempo, continuano le accuse tra Erbil e Baghdad sugli sperperi e mancati pagamenti. Nel fine settimana, una fonte informata, vicina al governo regionale del Kurdistan, ha rivelato ai media del paese che il governo della regione aveva erogato 200 miliardi delle somme inviategli da Baghdad e pagate come debito che aveva con i fornitori locali. 

La stessa Rafidian Bank e i media economici affermano che le banche non saranno soggette ai provvedimenti da Covid-19. Le banche irachene dunque hanno ripreso il loro orario di lavoro a partire da domenica 31 maggio. Il primo Ministro Mustafa Al-Kazemi ha presieduto la riunione periodica del Comitato per le riforme finanziarie. L’incontro ha discusso delle ripercussioni della crisi finanziaria che sta attraversando il paese e il primo Ministro ha incaricato di adottare una serie di misure per affrontarlo, in particolare la riduzione degli stipendi di grado più elevato nelle istituzioni statali, 

la crisi finanziaria potrebbe non durare più di due mesi. Alla Commissione Finanze è stato presentato il piano finanziario per pagare gli stipendi di giugno, e la stessa commissione ha chiesto di poter pagare gli stipendi dei dipendenti statali in dollari per via della volatilità della moneta irachena. 

L’Iraq ha solo 190.000 tonnellate di riso da distribuire attraverso la carta di razionamento, mentre il fabbisogno del paese è di 1,25 milioni di tonnellate all’anno.

Redazione