IRAQ. La crisi agricola è sintomo della crisi economica irachena 

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La questione dell’agricoltura e dell’incendio dei campi in Iraq sta rimanendo sotto traccia nel paese e la crisi non sembra trovare fine. Peraltro, il problema non è di poco conto visto che una buona fetta della popolazione è impiegata proprio nel settore. Secondo il Capo del dipartimento di agricoltura di Diyala, Hakki Jubouri, 4mila acri di campi della provincia si sono riconvertiti nella produzione di carbone da legna invece che frutta dopo che le forze di sicurezza hanno impedito di entrare nei campi ai contadini con il pretesto della presenza di cellule terroristiche.

Il riferimento è ovviamente agli incendi, ma anche alle milizie che non permettono alle persone di entrare nei propri campi. L’obiettivo è di mettere in atto da parte delle milizie la vecchia legge del tanzimat secondo la quale se un campo non viene lavorato per un determinato periodo viene tolto ai proprietari e consegnato nuovamente allo stato che ne dispone secondo le necessità.

Nel frattempo sono stati segnalati nuovi incendi nei campi di grano nella zona di Sinjar che hanno causato lo spostamento di dozzine di famiglie dall’area. Secondo la Protezione civile gli incendi nei campi di grano e orzo sono saliti a 284 al livello nazionale, di cui 97 nel solo Salahuddin.

Secondo l’ONG Amnesty International, le famiglie guidate da sole donne nei campi subiscono spostamenti e traffico di esseri umani.

L’Associazione degli ulema iracheni ha indicato che le Guardie di frontiera sono in collusione con figure governative influenti che hanno contrabbandato patate dalla Siria in Iraq per colpire il mercato iracheno. Dopo essere diventato uno delle più importanti valvole di sfogo del mercato iraniano, sembra che l’Iraq sia destinato a diventare anche una valvola di quello siriano che deve iniziare a riprendersi. Il problema è che l’Iraq in primis deve riprendersi. 

Secondo quanto riferito, gli incendi non colpiscono solo i campi di grano e orzo. Sono stati divorati anche i palmeti nella zona di Diyala. Secondo il Dipartimento di agricoltura di Diyala, 4mila acri di palmeti sono andati distrutti a nord di Muqdadiyah. Si ricorda come la produzione di datteri sia importante per l’economia irachena che aveva già dovuto subire la perdita della fondamentale “green belt”, ovvero il vasto palmeto che si trovava a sud di Baghdad che è andato completamente perduto per l’incuranza, volontaria o meno, del governo.

Ciononostante, secondo il ministero dell’Agricoltura  è stata raggiunta l’autosufficienza di grano per la stagione 2019. Secondo quanto riferito, il governatorato di Wasit guida le province che producono grano nella stagione con 642 tonnellate. Il governatorato è nel sud del paese e confina in parte con l’Iran. A tal proposito, le esportazioni iraniane verso l’Iraq hanno segnato un nuovo record nonostante le sanzioni arrivando a 8,4 miliardi di dollari.

Redazione