IRAQ. La censura della Rete fa perdere oltre 200 milioni di dollari

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Le proteste irachene continuano, e con esse continua il blocco della comunicazione social. Oltre alle consuete minacce contro giornalisti e attivisti, l’Iraq vede morire ogni giorno canali social. 

A fare la rilevazione Netblocks secondo cui: «L’Iraq blocca Facebook, Twitter, WhatsApp e Instagram, poi chiude internet nel bel mezzo dei disordini civili».

I dati di rete dell’osservatorio Internet NetBlocks mostrano che Facebook, Twitter, WhatsApp, Instagram e altre applicazioni social e di messaggistica sono state bloccate in Iraq da diversi provider Internet a partire dalle 12:30 UTC, mercoledì 2 ottobre 2019.

Le restrizioni vengono segnalate esattamente quando si registrano centinaia di  feriti colpiti da gas lacrimogeni della polizia, o da proiettili sparati contro i manifestanti che ne hanno causato la morte. Insomma c’è una rivolta nella rivolta.

Le misurazioni tecniche mostrano che ciascuno dei servizi è stato intenzionalmente limitato dai principali operatori di rete iracheni tra cui Earthlink, Asiacell e Zain in modo coerente con i precedenti episodi di censura nel paese. Non sono nuove infatti queste restrizioni dei media, la novità sta nel fatto che ora c’è chi controlla e spiega quello che accade alla rete internet quando un paese cade in mano a disordini sociali.

I risultati si basano su una serie di misurazioni tecniche provenienti da tutto il paese che valutano la raggiungibilità e le prestazioni della rete: «L’Aggiornamento di giovedì alle ore 21:20, dimostra che Internet è stato censurato pesantemente migliora per poco in Iraq 28 ore dopo il blackout a livello nazionale».

Secondo un recente aggiornamento l’accesso a Internet è stato tagliato in gran parte dell’Iraq, compresa Baghdad, a partire dalle 17:00 UTC, in seguito al precedente blocco delle piattaforme di social media.

NetBlocks diffscan, cioè le misure di diffscan che mappano lo spazio IP di un paese, mostrano un impatto significativo su più fornitori. La connettività a livello nazionale è scesa al di sotto del 70% e le interruzioni continuano a diffondersi. Secondo le rilevazioni di NetBlocks l’Iraq avrebbe perso circa 200 milioni di dollari di incassi per via dell’assenza di connettività.

Graziella Giangiulio