IRAQ. Kirkuk vuole separarsi da Baghdad

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I consiglieri della provincia irachena di Kirkuk hanno votato per partecipare al referendum sull’indipendenza curda del mese prossimo, in una sessione boicottata da turkmeni e arabi.

Come riporta Al Jazeera, il governo centrale di Baghdad si oppone fermamente al previsto referendum del 25 settembre nel Kurdistan iracheno, che non è vincolante, ma potrebbe portare all’indipendenza della regione.

Kirkuk, provincia ricca di petrolio ed etnicamente mista, non fa parte della regione del Kurdistan, ma ha una numerosa popolazione curda. Nel voto avvenuto il 29 agosto, 22 dei 24 consiglieri presenti nel consiglio di Kirkuk, che conta 41 membri, hanno votato a favore dello svolgimento del referendum. Il consiglio provinciale di Kirkuk è composto da 26 curdi, nove turkmeni e sei arabi.

Mentre Baghdad afferma che Kirkuk è «amministrativamente dipendente» dal governo centrale iracheno, molti curdi, tra cui l’Unione patriottica del Kurdistan, che domina la vita politica della provincia, richiedono l’integrazione della provincia nella regione curda. I turkmeni di Kirkuk, da parte loro, vi si oppongono, insistendo sul fatto che la provincia etnicamente diversa gode di uno “status speciale”.

La tv qatarina intervista il governatore di Kirkuk Najm Eddine Karim che ha descritto il voto come un “evento storico”: «Abbiamo il diritto di partecipare al referendum, e chiunque lo neghi non sa nulla dei diritti umani». Ma il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi ha denunciato la decisione come “sbagliata”. 

I piani per indire il referendum sono stati criticati dalla Turchia e dall’Iran, che hanno una vasta minoranza curda.

Il ministero degli Esteri turco ha affermato che la decisione del Consiglio di Kirkuk era «un altro anello in una catena di errori» e «ancora una volta una grave violazione della costituzione irachena». Vi sono anche dubbi sul voto dei cinque milioni di curdi iracheni, alcuni dei quali chiedono il rinvio. Gli Stati Uniti hanno fatto la stessa richiesta, dicendo che il referendum potrebbe distrarre dalla lotta contro lo Stato islamico, alimentando tensioni tra curdi, arabi e turkmeni.

Luigi Medici