IRAQ. Kataib Hezbollah da un ultimatum agli USA: andatevene o ricominciano gli attacchi

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Una serie di milizie irachene vicine all’Iran hanno sospeso gli attacchi missilistici contro le forze statunitensi a condizione che il governo iracheno presenti un calendario per il ritiro delle truppe americane.

Il portavoce di Kataib Hezbollah, uno dei più potenti gruppi di miliziani sostenuti dall’Iran in Iraq, Mohammed Mohi, ha detto che i gruppi non presentavano una scadenza prefissata, ma che se le truppe statunitensi «avessero insistito per restare» avrebbero scatenato attacchi molto più violenti. Washington, che sta lentamente riducendo i suoi 5.000 uomini in Iraq, ha minacciato il mese scorso di chiudere la sua ambasciata, a meno che il governo iracheno non tenga le redini delle milizie vicine all’Iran che hanno attaccato gli statunitensi con razzi e Ied, riporta Reuters.

L’avvertimento agli Stati Uniti ha causato allarme in Iraq, dove è stato visto come un passo verso ulteriori attacchi aerei, trasformando potenzialmente l’Iraq in un campo di battaglia in una guerra per procura tra gli Stati Uniti e l’Iran. Un’ampia schiera di politici ha invitato le milizie a smettere di provocare gli americani.

«Le milizie hanno presentato un cessate il fuoco condizionato», ha detto Mohi. «Include tutte le fazioni della resistenza anti-americana, comprese quelle che hanno preso di mira le forze statunitensi».

Lo scorso sabato, gruppi di miliziani che si fanno chiamare “Commissione di coordinamento della resistenza irachena” hanno pubblicato una dichiarazione in cui suggerivano di sospendere gli attacchi in cambio di un piano chiaro per la partenza delle truppe statunitensi. Mohi non ha specificato quali gruppi avevano redatto la dichiarazione.

Ha solo detto che il governo iracheno deve attuare una risoluzione parlamentare a gennaio che chieda il ritiro delle truppe straniere.

L’Iraq è uno dei pochi Paesi con stretti legami sia con gli Stati Uniti che con l’Iran, che hanno entrambi fornito supporto militare per aiutare a sconfiggere i combattenti dello Stato islamico, che sono stati sconfitti in una guerra di tre anni dopo aver conquistato un terzo dell’Iraq nel 2014.

Gli iracheni temono da tempo che il loro Paese possa diventare un campo di battaglia, soprattutto da quando Washington ha ucciso il genio militare di Teheran, Qassem Soleimani, in un attacco all’aeroporto di Baghdad a gennaio. Anche Abu Mahdi al-Muhandis, leader iracheno delle milizie filo-iraniane, è stato ucciso. Le fazioni sciite, tra cui Kataib Hezbollah, hanno giurato di vendicarsi.

Ma le milizie filo-iraniane hanno dovuto affrontare una reazione popolare da parte degli iracheni che li accusano di aver messo a rischio la sicurezza del Paese attaccando gli americani. Mohi ha detto che non c’è una scadenza per l’espulsione delle truppe straniere da parte del governo, ma «se l’America insiste a rimanere e non rispetta la decisione del parlamento, allora le fazioni useranno tutte le armi a loro disposizione». Ha poi detto che i razzi lanciati contro le forze statunitensi e i complessi diplomatici sono un messaggio, e che potrebbero seguire attacchi peggiori.

Maddalena Ingrao