IRAQ. Il puzzle delle dimissioni di Mahdi

40

Ci sono cinque candidati per la carica di primo Ministro, in sostituzione di Adel Abdul Mahdi, che ha annunciato le sue dimissioni in parlamento. Secondo quanto pubblicato da NasNews il 30 novembre sulla scena politica in Iraq girano «i nomi di cinque candidati alla carica di primo Ministro, succedendo Adel Abdul Mahdi, che ha annunciato il 29 novembre che si sarebbe dimesso al parlamento. Quasi due mesi dopo lo scoppio di un movimento di protesta di massa, che ha messo sotto pressione la classe politica del paese (…) La lista dei candidati a succedere ad Abdul Mahdi include il presidente del Consiglio giudiziario supremo, Faiq Zidan, e il vice della coalizione dello Stato di diritto guidata da Nuri al-Maliki, Mohammed al-Sudani, e l’ex ministro della Gioventù nominato per il movimento della Saggezza guidato da Ammar al-Hakim, Abdul Hussein Abtan, e il vice dell’Alleanza per la Vittoria guidata dagli ex ministri Haider al-Abadi, Adnan Zarfi e il politico indipendente Izzat Shabandar.

Secondo NasNews, «questa lista è stata inviata venerdì sera al presidente Barham Saleh, uno di loro deve formare un nuovo governo entro 15 giorni dalla data di accettazione delle dimissioni di Abdul-Mahdi e del suo governo in parlamento, dopo rapidi colloqui tra i leader dei partiti vicini all’Iran». La dichiarazione di dimissioni rilasciata da Abdul-Mahdi «è arrivata in risposta a un ordine del clerico sciita Ali al-Sistani, il cui rappresentante ha detto in un sermone di venerdì che il parlamento dovrebbe riconsiderare le sue opzioni sul primo Ministro», rilevando che Abdul-Mahdi ha iniziato «dichiarazione di dimissioni» con un versetto coranico della Sura al-Saffat: «Padre, fai quello che è ordinato, mi troverai, se Dio vuole, paziente», in una chiara indicazione che egli sta seguendo le istruzioni di suo padre Sistani, ignorando ogni riferimento al movimento di protesta e alle migliaia di vittime che sono state uccise in due mesi.

I deputati del blocco di Sairoun, sponsorizzato dal leader Moqtada al-Sadr, hanno preso in giro «la mossa a cui ha fatto ricorso Abdul-Mahdi, e hanno detto che Mahdi stava cercando di mettersi nel santuario di Ibrahim, ma che non ci sta», vale a dire che Mahdi avrebbe obbedito ai religiosi sciiti per averne protezione, ma che così non è. Il venerdì, ricordano i sadristi, nessuno gli ha chiesto nulla, in segno di disprezzo, ma hanno chiesto al parlamento di agire.

Secondo il giornalista iracheno Ali al-Saray: «Abdul Mahdi ha iniziato la sua dichiarazione di dimissioni con un testo del Corano (…) Il problema dell’Islam politico, di cui Abdul Mahdi è uno dei simboli in Iraq, e dei suoi signori e figli in tutte le sue sette è il fallimento morale quando priorità sociali confliggono con la fede, e quest’ultima le sopprime».

Pur annunciando le sue dimissioni in parlamento, i parlamentari vicini ad Abdul-Mahdi confermano che rimarrà in carica fino alla formazione del nuovo governo, sottolineando che Abdul-Mahdi beneficia di «un articolo costituzionale che non si applica alla sua situazione, in quanto la Costituzione regola l’iter iracheno di interrogare il primo Ministro e poi licenziarlo, e poi il suo governo, ma non spiega la situazione giuridica in caso di dimissioni volontarie del premier. Pertanto, i giuristi affermano che la norma costituzionale che governa in questo caso prevede il trasferimento dei poteri del primo Ministro al Presidente della Repubblica, fino alla formazione del nuovo governo (…) le forze sciite vicine all’Iran non permetteranno il trasferimento dei poteri del primo Ministro al presidente Barham Saleh, che è pubblicamente accusato di far parte di un complotto americano per rovesciare Abdul Mahdi».

NasNews prosegue dicendo che «i partiti iraniani hanno informato il presidente del parlamento iracheno, Mohammed al-Halbousi, che dovrebbe convocare una sessione di emergenza del Consiglio dei Rappresentanti per votare sull’accettazione delle dimissioni di Abdul-Mahdi, e poi un’intesa su un candidato alternativo che invii il suo nome al Presidente della Repubblica per istruirlo a formare il nuovo governo. Mahdi deve restare come capo del governo ad interim durante questo periodo».

Complesso è anche l’iter per accettare le dimissioni e formare un nuovo esecutivo: «La nomina del nuovo primo Ministro, secondo la Costituzione, deve passare attraverso il più grande gruppo parlamentare (…) data l’incapacità delle forze politiche in Iraq di accordarsi sulla formazione di questo gruppo al momento della nomina di Abdul Mahdi per formare un governo, la scelta di un successore richiede un accordo al di fuori della costituzione, che metta tutte le possibilità sul tavolo dei negoziati politici senza limiti di massimali legali (…) il presidente della Repubblica non è vincolato dal candidato del gruppo politico più grande nella seconda nomina, poiché la Costituzione limita la questione nella prima nomina, il che significa che Barham Saleh avrà spazio di manovra con i partiti iraniani, in quanto è l’unico che ha il diritto costituzionale di affidare a una persona di formare un governo. Teheran teme quindi che Saleh prenda in considerazione ritorsioni contro l’escalation iraniana contro di lui durante le proteste e le accuse di lavorare per gli Stati Uniti e Israele, e spinge un nuovo candidato a formare un governo al di fuori delle sue sfere di influenza».

Luigi Medici