IRAQ. I due volti della rivoluzione

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L’Iraq sta vivendo una delle stagioni più difficili della sua era post Saddam. I giovani sono in piazza giorno e notte. Indipendentemente dagli ordini di coprifuoco loro stanno in piazza, con le madri, sorelle e amiche. È la prima stagione della rivoluzione femminile.

Il volto femminile delle donne irachene le ritrae al lavoro: sì loro non si lamentano e non strillano. Sorridono alle telecamere e macchine fotografiche e si prendono un momento dalle loro attività: dipingono i marciapiedi, spazzano, soccorrono i feriti, cercano i mezzi per farli portare in ospedale. Questo è un altro volto della piazza irachena.

Che siano intente a disegnare la segnaletica stradale non stupisce. Sì, perché le prime a scendere in piazza furono gli ingegneri donna disoccupati. Erano davanti agli edifici pubblici con le pale in mano e gli striscioni a chiedere lavoro, insieme ai colleghi uomini, era il mese di settembre.

Non ci stanno più a stare a casa e a dire di sì o a marcire nelle prigioni irachene per aver violato qualche regolamento. Vogliono lavorare e contribuire al benessere della loro nazione. 

Il 30 ottobre sempre loro hanno fatto una colletta e l’hanno distribuita agli autisti di Tok Tok, ovvero di mezzi a tre ruote che portano i giovani manifestanti feriti in ospedale.

Un altro volto di questa rivoluzione è quello politico, sordo incapace di mettersi nei panni di giovani senza lavoro, nessuna prospettiva per il futuro o addirittura senza una scuola dove sedere. In Iraq nelle ex zone di guerra a scuola ci sono aule da 100 studenti. E molti restano a casa perché non ci sono scuole e non ci sono insegnanti.

I politici dicevamo che improvvisamente hanno scoperto di essere non proprio presenti, stanno litigando su chi deve governare il paese con una posizione, quella curda che non vuole un primo Ministro diverso da Adel Abdul Mahdi, premier di cui la piazza vuole le dimissioni, insieme al presidente della Repubblica e al Parlamento. 

E loro i politici, invece di dichiarare elezioni anticipate con un governo di transizione sono lì a fare la conta di chi potrebbe formare un nuovo governo, di chi potrebbe dare vita a una riforma costituzionale, incuranti del fatto che sono una classe politica bruciata dalla piazza, siano essi sunniti pro USA, siano essi sciiti pro Iran. 

I due volti di questa piazza sono Muqtada al Sadr del blocco Sairoon che chiede le dimissioni di Mahdi e Hadi al Amiri, di Fatah, ex alleato del blocco Sairoon, che invece al governo ci vuole andare non sono graditi al Comitato per la rivoluzione irachena che ha detto chiaramente di non volere nessuno di questi politici al potere.

Il rischio che nessuno calcola è che un ex generale dell’antiterrorismo spostato suo malgrado dal primo ministro Adel Abdul Mahdi al ministero della difesa, veterano della guerra contro l’Iran in prima linea contro Daesh insieme a delle milizie decida di tentare un colpo di stato in Iraq.

Graziella Giangiulio