IRAQ. Esercito mobilitato a causa delle diffuse proteste 

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Il 14 agosto, in risposta alle proteste in corso nelle province meridionali dell’Iraq per i cattivi servizi pubblici e la corruzione, il governo iracheno ha messo in allarme le proprie forze di sicurezza: l’ordine nazionale è stato emesso da un giorno all’altro dal primo Ministro Haider al-Abadi, che funge anche da comandante in capo delle forze armate, riporta Reuters.

Uomini del Servizio antiterrorismo e della Nona Divisione dell’esercito, le forze speciali, sono già state inviate a Bassora per rinforzare la presenza militare nell’area, dove i manifestanti si sono riuniti e hanno manifestato consecutivamente per diversi giorni, per contribuire a proteggere i giacimenti petroliferi della provincia, hanno detto fonti di sicurezza.

La direttiva di Abadi si proponeva di arginare le crescenti proteste, che il 13 luglio si erano diffuse dalla città petrolifera di Bassora, dove i residenti avevano bloccato l’accesso al vicino porto delle merci di Umm Qasr, alle città di Amara, Nassiriya e alla città santa sciita di Najaf.

Centinaia di iracheni hanno poi preso d’assalto l’aeroporto e hanno fermato il traffico aereo a Najaf il Venerdì. Il più alto religioso sciita dell’Iraq, il Gran Ayatollah Ali al-Sistani, ha espresso solidarietà ai manifestanti, dicendo che hanno dovuto affrontare un’«estrema mancanza di servizi pubblici» come l’elettricità nella soffocante calura estiva. Sistani, che ha milioni di seguaci, interviene raramente in politica, ma ha un’ampia influenza sull’opinione pubblica.

Il 14 luglio, decine di persone hanno manifestato al valico di frontiera con il Kuwait di Safwan e all’ingresso del giacimento petrolifero di Majnoon, uno dei più grandi del paese, situato a 40 km a nord di Bassora, secondo le fonti di sicurezza locali. Tuttavia, non erano entrati nell’impianto difeso dalle truppe, contrariamente a quanti accaduto negli ultimi giorni in cui i manifestanti si sono riuniti in diversi importanti giacimenti petroliferi di Bassora.

Le esportazioni di petrolio da Bassora rappresentano oltre il 95% delle entrate statali dell’Iraq, paese Opec.

Qualsiasi potenziale perturbazione della produzione potrebbe avere gravi ripercussioni sull’economia del paese. Il ministero del Petrolio ha detto che a Bassora, le proteste non hanno avuto un impatto sulla produzione di greggio.

Maddalena Ingrao